Accogliere… precedere

II Settimana del Tempo di Natale

La folla che precede Gesù è un simbolo forte della nostra umanità che ha bisogno del Signore, il quale accetta di avere bisogno della nostra umanità fino a farsi precedere nel dono per farsi, egli stesso, misura di ogni dono. In tal modo si manifesta l’abisso dell’amore divino, di cui ci parla la prima lettura, nel quale vengono espressi i suoi sentimenti di uomo all’altezza della sua divina umanità e a servizio della nostra. Come dice un maestro spirituale poco conosciuto, ma tanto penetrante: <il proprio dell’amore è quello di donare sempre e di ricevere sempre>[1]. Così l’apostolo Giovanni trova le parole giuste per riassumere e portarci al cuore della manifestazione di Dio in Cristo Gesù: <In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi> (1Gv 4, 10). In questi giorni che intercorrono tra l’Epifania del bambino Gesù ai Magi e la Teofania presso il Giordano, la Liturgia ci aiuta a cogliere ed accogliere i vari modi con cui il Signore si fa presente alla nostra vita. Il Maestro ci accompagna in ogni suo tornante chiedendoci di diventare, a nostra volta, e in prima persona, mediatori e testimoni di un Dio che si fa prossimo ad ogni uomo e ad ogni donna, soprattutto se bisognosi e feriti.

Una di queste rivelazioni del modo con cui Dio accompagna il nostro cammino, è certamente il suo farsi pane per ogni nostra fame e il suo farsi attenzione ai nostri più elementari bisogni, in un’infinita <compassione> (Mc 6, 34). La folla ha intuito che Gesù ha occhi per il suo dolore e per questo non solo lo segue, ma lo precede, e questo proprio perché, in realtà, si sente preceduta, nella conoscenza e nella risposta, in quella fame di attenzione e di cura i cui morsi, talora, stringono, non solo lo stomaco, ma soprattutto il cuore. E si può ben dire che la folla ha ragione! La folla non si è affatto sbagliata visto che appena Gesù scende dalla barca prova un’emozione forte: la stessa provata dal padre al ritorno a casa di quel figlio perduto e ritrovato (cfr Lc 15, 20). Il Signore Gesù con la sua parola non solo ci raduna attorno a sé, ma come una vera madre, ci nutre e ci rinfranca al suo seno pieno di amore.

Il Signore Gesù non può accettare il consiglio dei suoi discepoli: <congedali…> (Mc 6, 36), al contrario li esorta a coinvolgersi profondamente con il bisogno di questa gente accettando di diventare mediatori di una abbondanza di vita che sorprenderà loro stessi e li aiuterà ad assumere, sempre più profondamente, il loro carattere apostolico, imparandone i modi dallo stesso Maestro. La domanda posta dal Signore Gesù ai suoi discepoli, imbarazzati e forse persino un po’ infastiditi dal bisogno della folla, riguarda anche noi: <Quanti pani avete? Andate a vedere> (6, 38). È così che i discepoli scoprono di avere anche <due pesci> che, se condivisi, non possono essere pochi. La domanda rivolta ai discepoli può diventare per noi, alla luce di quanto l’apostolo Giovanni ci ricorda nella prima lettura: <quanto amore avete?>. Per quanto poco esso sia è sempre capace di saziare: <perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio> (1Gv 4, 7).


1. J. RUYSBROECK, I sette gradi dell’amore divino.

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