Convertire… in giglio
III settimana T.Q.–
Il profeta Osea apre il cuore alla speranza: <fiorirà come un giglio> (Os 14, 6) e il Signore Gesù simpatizza con un dottore della Legge, fino a riconoscere che non è <lontano dal regno di Dio> (Mc 12, 34). In questo venerdì di quaresima mentre la primavera si fa sentire non solo nell’aria, ma pure nel cuore, siamo raggiunti da una parola di grande speranza: l’amore ci fa fiorire mentre la mancanza d’amore non fa che intristire la vita. Sembra che il Signore ci chieda di fiorire e di diffondere attorno a noi un profumo di vita che sia capace di allietare la nostra vita e di dare speranza ai nostri fratelli e sorelle. Il fatto poi che il Signore osi comandare l’amore, che in nessun modo si può comandare, è un modo per ricordarci che possiamo amare se, solo, ci apriamo alla presenza fecondante di Dio per far fiorire la nostra vita come un giglio che si apre al sole e si dona interamente al suo bacio. Possiamo anche noi avvicinarci al Signore Gesù per porgli la medesima domanda che troviamo sulle labbra di un pio e sincero fariseo: <Qual è il primo di tutti i comandamenti?> (Mc 12, 28).
Dal seguito del testo evangelico, possiamo comprendere quanto questa domanda non sia per nulla una curiosità intellettuale e neppure una domanda di circostanza, bensì la rivelazione di una profonda ricerca di senso e di autenticità. La risposta del Signore è capace di toccare il cuore di quest’uomo confermandolo e consolandolo in ciò che egli stesso sembra aver compreso da tempo pur temendo, forse, di non essere sulla strada giusta. La reazione sembra infatti una sorta di grido di liberazione come quello di un giglio che si stiracchia finalmente fino ad aprirsi interamente al calore del sole: <Hai detto bene, Maestro, e secondo verità… vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici> (12, 33). Ciò che consola il cuore di questo fariseo, è l’essere confermato in un’immagine di Dio che non ci valuta a partire dai nostri olocausti, ma a partire dal nostro amore disposto anche al sacrificio. Le parole di Osea sembrano il miglior commento all’incontro di cui ci parla il Vangelo: <Sarò come rugiada per Israele; fiorirà come un giglio e metterà radici come un albero del Libano, si spanderanno i suoi germogli e avrà la bellezza dell’olivo e la fragranza del Libano> (Os 14, 8).
Avvicinarsi al regno di Dio, divenire sempre più conformi al disegno e al desiderio di Dio, non significa avanzare in modo unidirezionale, ma in modo aperto a Dio e al prossimo con una naturalezza e una spontaneità che non ha niente a che vedere con la paura e il timore. Questa interiore fiducia e serenità di fondo ci mette in grado di affrontare generosamente i cammini di conversione che la vita ci richiede e ci impone, ma con una freschezza che non ha niente in comune con quella devota tristezza che spesso abita le nostre chiese e rende allergici i nostri contemporanei ad ogni discorso di fede. Due parole ci vengono consegnate oggi dal Signore Gesù: <Ascolta> e <amerai> (Mc 12, 29-30). La conversione si gioca sempre su questo duplice dinamismo di ascolto che si fa risposta di un amore capace di aprirsi sempre di più e sempre più naturalmente… proprio come un giglio!





Queste meditazioni ci fanno fiorire il cuore come… un giglio