Fiaccola
III Settimana T.O. –
Ancora una volta non possiamo che restare ammirati e grati per l’immensa fiducia con cui il Signore Gesù avvolge la nostra vita di discepoli cui è affidata la stessa luce di Dio perché essa – posta sul <candelabro> (Mc 4, 21) della nostra vita – possa splendere e illuminare il mondo. Massimo il Confessore chiarisce per noi che: <La lampada posta sul candelabro è la luce del Padre, quella vera che illumina ogni uomo che viene al mondo (Gv 1,9). Il Signore nostro Gesù Cristo chiamò lucerniere la santa Chiesa, perché in essa risplende la parola di Dio mediante la predicazione, e così, con i bagliori della verità, illumina quanti si trovano in questo mondo come in una casa, arricchendo le intelligenze con la conoscenza di Dio>1. Come lucerniere siamo solo chiamati a fare da supporto alla luce che non siamo noi stessi. Davanti a questo dono che si fa responsabilità possiamo fare nostre le parole di Davide stupito e grato davanti al mistero della divina condiscendenza nei suoi confronti: <Chi sono io, Signore Dio, e che cos’è la mia casa perché tu mi abbia condotto fin qui?> (2Sam 7, 18). La risposta a questa domanda di Davide è la parola che il Signore Gesù ci dona nel vangelo di oggi: “sei il candelabro” e sembra aggiungere: <Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti> (Mc 4, 23). La sapienza sta infatti nel non presumere di se stessi e nello stesso tempo essere capaci di portare la responsabilità del dono che ci viene fatto dimostrandoci degni della fiducia che ci viene accordata. La fiducia che Dio ci fa è reale ed essa richiede che noi siamo realisti. La nostra vita di credenti e di discepoli è chiamata a rimandare continuamente alla luce che è Dio e in questo modo la nostra missione è quella di mettere in luce alcuni aspetti della vita nostra e dei nostri fratelli perché siano chiarificati dalla e alla luce del Vangelo. Infatti, la luce della fede dovrebbe far scoprire lo splendore del mondo quando esso viene guardato a partire dalla luce della presenza di Dio tenuta ben alta dalla nostra vita perché rischiari il più possibile. Lungi da noi <metterla sotto il moggio> (4, 21) impedendo così al lievito del vangelo di far crescere tutto ciò che nel mondo porta già l’impronta del Verbo fatto carne perché ogni cosa sia divinizzata. Noi non siamo la fonte della luce; eppure, senza di noi la luce di Cristo e del suo Vangelo non potrebbe risplendere e irradiare la vita dei nostri fratelli e sorelle che ne hanno bisogno. Come dice padre André Louf: <Siamo veramente splendore di Dio senza saperlo, e la maggior parte del tempo anche senza averlo cercato> ed è lo stesso abate che aggiunge qualcosa che ci può turbare ma che pure non possiamo dimenticare: <può succedere che si brancoli nella notte pur essendo fonte di luce per gli altri>. A noi basta – si fa per dire – restare solidamente inseriti in Gesù, attaccati a lui che è la luce del mondo. Facciamo nostra per tutta questa giornata la supplica di Davide: <Ora, Signore, la parola che hai pronunziato riguardo al tuo servo e alla sua casa, confermala per sempre e fa’ come hai detto> (2sam 7, 25).
1. MASSIMO IL CONFESSORE, Risposte a Talassico, quaestio 63.





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