Convertire… il terrore!

V settimana T.Q.

Come trasformare il terrore in serenità? Questa è non solo una grande domanda che può toccare profondamente la nostra vita ma rappresenta pure un grande compito, non sempre avvertito con la medesima intensità ma sempre presente, che fa parte – comunque – della nostra esistenza sempre in bilico tra un sentimento di fiducia e uno di minaccia. Si potrebbe, infatti, dire che in questo pendolo continuo si rivela fino in fondo la nostra dimensione di creaturalità: legata certamente al Creatore ma pure sospesa all’arbitrio delle altre creature.

A questa dimensione ed esperienza di creaturalità non si è sottratto il Signore Gesù come, a suo tempo e quasi come sua stessa pre-figurazione, non si era sottratto il profeta Geremia. Il profeta scomodo e imprevedibile, il più imprendibile dei profeti e uomo del conflitto aperto non esita a confessare: <Terrore all’intorno!> (Gr 20, 3, mentre il Signore Gesù – Messia scomodo – non esita a sfuggire <dalle loro mani> (Gv 10, 39). Attorno a Geremia come attorno a Gesù si fa sempre più forte la minaccia: <portarono pietre per lapidarlo> (Gv 10, 31). Ed è proprio mentre la minaccia si fa più forte e più sensibile che si manifesta il cuore di Geremia come pure quello del Signore Gesù.

Gli altri non fanno altro che mettere in rilievo il carattere limitativo del limite insito ad ogni esistenza e in questo modo ingenerano quell’angoscia e quel terrore che animano tutti gli esseri viventi – uomini e donne compresi – davanti alla minaccia di perdere, di essere privati del bene della vita. Come uscire da questa morsa di paura e di dolore che talora ci rende capaci di meschinità che non avremmo mai potuto concepire né pensare?

Il profeta Geremia ci indica una via possibile quanto proprio dal profondo di un tale terrore riesce a dire: <poiché a te ho affidato la mia causa> (Gr 20, 12). C’è una sorta di superamento dell’abituale mediazione delle creature nell’esperienza del Creatore ponendosi direttamente e decisamente sotto il suo sguardo e sotto la sua protezione. Il Signore Gesù, da parte sua, ci svela il segreto della serenità proprio quando, estraniandosi e prendendo le distanze da tutto ciò che avviene attorno, dice con semplice solennità: <il Padre è in me e io nel Padre> (Gv 10, 38). Ogniqualvolta il terrore non solo viene ordito <tutti i miei amici spiavano la mia caduta> (Gr 20, 10) ma raggiunge il nostro intimo seminandovi l’angoscia è segno che la nostra unità con il Padre è stata – grande vittoria per l’Avversario – intaccata per cui la nostra fortezza, ferita da una breccia, è esposta all’assalto. In quei momenti terribili non abbiamo altro scampo che fuggire ancora di più, ancora più alacremente <verso il monte> (Sl 10, 1 – Ct 4, 6) dell’intimità col Padre rinnovando il nostro affidamento e ribadendo il nostro abbandono fiducioso ed eroico insieme.

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