Segreto
San Bartolomeo –
Bartolomeo, come apostolo e come modello di discepolato, detiene due primati: quello di aver francamente espresso la sua perplessità sull’identità di Gesù come pure quello di avergli reso la prima grande e completa professione di fede: <Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele> (Gv 1, 49). In questo duplice e progressivo avvicinarsi di Natanaele al mistero di Cristo Signore, si inserisce quella parola di apprezzamento di fondo da parte del Maestro che permette al discepolo di fare un passo oltre le proprie precomprensioni e preconcetti: <Ecco davvero un’israelita in cui non c’è falsità> (1, 47). Il resto del dialogo tra il novello discepolo e il Maestro che viene da Nazaret e da cui non si spera molto, nonostante tutte le interpretazioni da parte degli esegeti di tutte le epoche e di tutte le scuole, rimane un segreto in cui nessuno può ardire di penetrare in modo esaustivo ed eccessivamente chiaro. Il segreto di cui Natanaele si meraviglia è per ciascun discepolo una via di comprensione del mistero della propria intima familiarità con il Signore che, sola, è capace di darci un’identità a partire non da noi stessi, ma dalla relazione a cui ci si apre nonostante le paure e le resistenze interiori.
Nella preghiera non solo possiamo assumere la domanda di Natanaele, ma possiamo persino andare oltre e portarla alle sue estreme conseguenze: <Come mi conosci?> (1, 48) in forma interrogativa può diventare una esclamazione assai più coinvolgente “Quanto mi conosci!”. Tutta la nostra vita è come sospesa tra un interrogativo su Dio che si trasforma, gradatamente, in un interrogativo posto, invece, su noi stessi. Questo processo non può che avvenire in segreto, in quell’ambito della nostra coscienza profonda ove siamo visitati dallo sguardo di Dio che non è uno sguardo inquisitivo, ma piuttosto ammirativo. In questo tempo in cui forse ancora non abbiamo ripreso a pieno il ritmo delle nostre attività e godiamo dell’atmosfera di riposo e di vacanza, sarebbe bello cercare di ritrovare il nostro personale e segreto <albero di fichi> (1, 50) sotto cui riprendere il dialogo con il Signore per lasciare che la nostra discepolanza ci permette di conoscere meglio noi stessi e di diventare oltre che discepoli anche un poco più fratelli.
Le parole pronunciate da <uno dei sette angeli> può essere applicata a ciascuno di noi: <Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello> (Ap 21, 9). Si tratta della nostra vita e della nostra anima chiamata ad entrare in un profondo contatto con la presenza del Signore che ci visita e ci permette di arrivare ad una conoscenza più vera di noi stessi che ci apre alla confessione di fede in Dio e ad una fraternità sempre più autentica. Infatti solo l’amore è conoscenza ed è la conoscenza propria dell’amore il segreto della nostra vita che ci permette di essere noi stessi senza ripiegarci.






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