Comprendere
XXVIII Settimana T.O. –
Le due letture che la Liturgia ci offre quest’oggi si illuminano e si spiegano a vicenda in un modo ancora più esplicito del solito. L’apostolo Paolo si effonde amorevolmente nel confermare la fede degli Efesini e la sua si fa ardente preghiera rivolta a Dio in favore dei suoi fratelli: <vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui> e aggiunge <illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati> (Ef 1, 17-18). Queste oranti e bene auguranti parole dell’apostolo possono farci comprendere a che cosa possa riferirsi il Signore Gesù quando usa parole così severe: <Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato> (Lc 12, 10). È infatti imperdonabile il fatto di non volersi aprire alla luce chiudendo gli occhi e lamentandosi di essere ciechi! Sarebbe tremendo chiudere tutte le imposte di casa in una bellissima giornata di sole accusando la luce di essersi ritirata o di non essersi donata! Lo Spirito Santo che abita i nostri cuori come scintilla di luminosa conoscenza è una presenza discreta, ma fondamentale per lo sviluppo e il crescere del nostro uomo interiore: chiudersi alla sua azione di spirituale intelligenza è un atto di rottura assai grave che interrompe il fluire della vita che da Dio continuamente rifluisce in noi perché possiamo sempre più vivere in comunione.
È lo Spirito che fa di noi il corpo stesso di Cristo Signore dandoci così accesso alla <pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose> (Ef 1, 23). Con l’immagine di una rappresentazione teatrale che ben può significare il dramma della vita, possiamo immaginare ciascuno di noi come chiamato a giocare il proprio personaggio. Ciascuno è chiamato ad essere sempre più conforme a Cristo Signore tanto da farne trasparire la presenza attraverso tutta la propria vita a partire dai gesti più semplici e quotidiani… ma in questo processo di conformazione talora ci possiamo sbagliare allontanandoci dal modello. Lo Spirito Santo è come il “suggeritore” che sta nascosto sotto il palco e che, continuamente, cerca di aiutarci nel nostro compito, ma se non gli diamo ascolto e non facciamo caso alla sua presenza di sostegno e di correzione, allora siamo veramente imperdonabili.
Il Signore Gesù ci conforta profondamente poiché ci assicura che non siamo abbandonati a noi stessi in quello che è il dramma della vita e il dramma della testimonianza che siamo chiamati a rendere come discepoli. Persino quando tutti potrebbero pensare che siamo soli e che nessuno ci può soccorrere nei nostri inciampi e nei nostri impacci il Signore ci richiama a guardare dentro di noi e non fuori di noi: <perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire> (Lc 12, 12). Colui che invochiamo come <Ospite dolce dell’anima> ci richiede quel minimo di attenzione che può cambiare l’esito della rappresentazione se siamo attenti e docili a tutto ciò che interiormente ci viene suggerito e se cerchiamo di <comprendere> sempre meglio per esprimerci sempre al meglio.






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