Contare
IV Settimana T.O. –
Il re Davide dimentica il segreto della sua elezione che è la sua piccolezza e non la sua grandezza. Per questo, quasi inavvertitamente, cade nella trappola, di chi vuole contare le proprie forze dimenticando come e quanto l’energia che dà vita e permette di affrontare le situazioni più diverse dell’esistenza viene da Dio e non dalla quantità delle proprie risorse: <fate il censimento del popolo, perché io conosca il numero della popolazione> (2Sam 24, 2). Così anche i Nazaretani, invece di accogliere semplicemente e veramente Gesù in mezzo a loro come testimone e portatore di una parola da parte di Dio, cominciano a fare il “computo” di ciò che questa presenza può apportare e comportare. In realtà non è il numero delle nostre forze a darci la forza, ma la qualità della nostra relazione, per questo al Signore Gesù non rimane molto da dire o da fare. L’evangelista annota tristemente: <E si meravigliava della loro incredulità> (Mc 6, 6).
La domanda che i compatrioti di Gesù si pongono si può riassumere così: come può Dio parlare come noi e attraverso uno di noi? Forse, davanti alla profezia che lo Spirito non smette di suscitare al cuore del suo popolo, anche noi possiamo porci e porre la medesima domanda: Gesù è troppo vicino e poco speciale per essere affidabile e, soprattutto, per rappresentare una risposta alle nostre attese e alle nostre illusioni? Il Signore ci scomoda e noi non vogliamo essere scomodati. Il Signore ci sorprende, ma pure è sorpreso dalla nostra chiusura alla sua presenza e al suo messaggio di liberazione condivisa, donata in stile fraterno e non altisonante. Nel modo di porsi del Signore Gesù semplice e familiare è racchiusa una rivelazione che tocca profondamente la nostra vita tanto da poterla effettivamente ed efficacemente trasformare. Come dice un testimone dei nostri giorni: <Per il cristiano se Dio è l’Altissimo non lo è perché è Onnipotente, ma perché è il Tutt’Amante. La sua trascendenza è costituita dal suo amore assoluto>1.
Se in Davide è l’esperienza del potere a generare una sorta di miopia unita ad una perdita di memoria dell’opera di Dio nella sua vita, negli abitanti di Nazaret è la potenza della parola e dei segni compiuti da Gesù e renderli ciechi e sordi per evitare di lasciarsi interpellare e convertire da questa presenza così conosciuta e così nuova ed inedita. Ancora oggi nella <sinagoga> dei luoghi concreti della nostra vita e della nostra ricerca di senso, il Signore Gesù corregge il nostro modo di pensare Dio e di pensare noi stessi. È difficile, infatti, per gli abitanti di Nazaret, come per ciascuno di noi, accettare lo <scandalo> (Mc 6, 3) che proviene dalla serietà del mistero dell’incarnazione che ha come conseguenza una radicale assunzione della nostra umana condizione senza sconti e senza scorciatoie e che non può essere oggetto di nessun <censimento> perché l’amore non si può in nessun modo contare.
1. Card. VAN THUAN, Sur le chemin de l’espérance, Le Sarment, Paris 1991, pp. 54-55w.






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