Convertire… e sol-levare
V settimana T.Q.–
Mentre la Pasqua si avvicina pure la discussione si fa sempre più serrata. Il Vangelo di Giovanni che leggiamo in questi giorni ci mostra un Gesù sempre più circondato dalle domande e dai sospetti dei Giudei. Eppure il Signore Gesù è sempre più libero perché, proprio la cattiveria che lo circonda, gli permette di dire se stesso fino in fondo: <colui che mi ha mandato è veritiero, ed io dico al mondo le cose che ho udito da lui> (Gv 8, 26). Davanti al Signore Gesù e al suo modo di essere e di parlare i Giudei sono costretti a mettere a nudo tutta la loro insicurezza e la loro paura che nasce semplicemente dal fatto di non poter controllare, catalogare e dirigere non tanto e non prima di tutto l’operato di Gesù ma, ancora più profondamente, inclinare la sua coscienza e la sua autoconsapevolezza. I Giudei – e noi con loro! -pensano di sapere tutto di tutti – visto che sanno anche tutto di Dio – e per questo fanno molta fatica a porsi delle domande e a sentirsi come costretti ad interrogare qualcuno confessando così la loro ignoranza: <Tu chi sei?> (Gv 8, 25). Una domanda che non è vera in quanto costoro ritengono di avere già la risposta ma che dice soltanto il loro sconcerto davanti a qualcosa che sfugge loro di mano e che – cosa impensabile – li supera!
I Giudei del tempo di Gesù non sono diversi da quelli che camminavano nel deserto con Mosè verso la Terra e noi non siamo diversi da loro: <il popolo non sopportò il viaggio> (Nm 21, 4). E quando il viaggio, il cammino, la fatica dell’andare avanti ci diventa pesante ecco che il nostro sguardo si appiattisce su quel prossimo passo che dovremmo fare e che non vogliamo fare più. Allora non c’è altra via per farci riprendere la marcia se non le maniere forti: <il Signore mandò fra il popolo serpenti velenosi, i quali mordevano la gente e un gran numero di Israeliti morì> (Nm 21, 6).
Sempre tra di noi ci sono dei serpenti velenosissimi che ci uccidono con il veleno dell’immobilità e della paralisi. I serpenti sono animali pericolosissimi che ci obbligano a guardare sempre per terra, a tenere lo sguardo fisso al piede, al passo impedendoci di guardare in alto, di guardare lontano, di vivere all’altezza della meta e non prigionieri del passo che stiamo or ora compiendo. Il veleno del serpente è la paura di ogni passo ad ogni passo: il viaggio diventa così estenuante e, diciamolo pure, impossibile: <Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque dopo essere stato morso, lo guarderà, resterà in vita> (Nm 21, 8).
La vita è possibile solo per coloro che osano sol-levare lo sguardo verso l’alto, sempre più in alto, sempre più in là e questo proprio quando il veleno della morte – che arresta il cammino – è già in circolo dentro di noi. Il Signore Gesù è chiaro: <Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete> (Gv 8, 28) perché <voi siete di quaggiù, io sono di lassù> (Gv 8, 23) ed è sempre lassù che dobbiamo guardare per vivere e non lasciarci andare al veleno del terrore del prossimo passo. Camminiamo e facciamo rumore col nostro passo deciso e svelto: il serpente fuggirà!





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