Convertire… in attesa
V settimana T.Q.–
Siamo oramai alla fine! Ci avviciniamo oramai al compimento di ogni diatriba e di ogni discussione nel silenzio eloquentissimo della Croce. Per essere onesti bisognerebbe proprio dire che il Signore Gesù ha fatto scappare la pazienza ai suoi interlocutori. E poi quel suo rendersi imprendibile, quel suo continuo essere capace di sgusciare, di andare oltre, di porsi sempre ad un livello diverso più alto e, perché no, più bello e attraente dei suoi accusatori… insomma Gesù si è reso insopportabile a coloro che volevano catalogarlo, “prenderlo” in certo modo per controllarlo e usarlo.
Questo snervante tira e molla raggiunge la sua acme nella risurrezione di Lazzaro: è chiaro che Gesù è un uomo che è capace non solo di dare vita, non solo di ridare la vita ma di strappare la vita alla morte: <è già di quattro giorni> (Gv 11, 39) aveva ammonito Marta! Davanti a questa potenza di vita coloro che fondano la propria sopravvivenza sul tenere gli altri al di sotto di sé, e quindi al di sotto del livello della vita vera – nella libertà e nell’amore – non hanno alternative, sono veramente disperati: <Che facciamo?> (Gv 11, 47).
Gesù, con il suo semplice essere presente, mette a rischio le belle pietre del santuario, e mette a nudo ciò che quelle belle pietre rischiano di nascondere… Gesù è venuto a ricordare come e quanto la presenza di Dio in mezzo al suo popolo è la vita <li libererò da tutte le loro ribellioni … li purificherò e saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio> (Ez 37, 23) e allora se tutto il mondo delle nostre sicurezze è in pericolo la soluzione è chiara e univoca: è meglio <che muoia> (Gv 11, 50).
La condanna a morte di Gesù coincide, per il Vangelo di Giovanni, con la risurrezione di Lazzaro, il quale, appena re-suscitato, viene anche lui condannato a morte perché dalla sua morte non avrebbe dovuto mai risvegliarsi allargando così troppo ed eccessivamente l’aspettativa di vita, di gioia, di pienezza concessi agli uomini. La morte di Gesù si rende necessaria perché la sua Parola e i Segni che l’accompagnano: <quest’uomo compie molti segni> (Gv 11, 47) ha allargato troppo gli orizzonti della vita, ha infuso troppa speranza, ha ravvivato troppo la fede rendendola autentica e vitale per cui non c’è alternativa: <da quel giorno decisero di ucciderlo> (Gv 11, 53).
L’<alleanza di pace> (Ez 37, 26) di cui parla Ezechiele non sarà più nelle pietre del Tempio, ma nel velo squarciato del cuore trafitto del Figlio, vero agnello immolato. Gesù <si ritirò> (Gv 11, 54) ma <era vicina la Pasqua dei Giudei> (Gv 11, 55) e la domanda dei Giudei raggiunge pure il nostro cuore: <Non verrà egli alla festa?> (Gv 11, 56) e la risposta ci raggiunge nel profondo del cuore: “Si verrà e sarà lui la nostra festa, sarà lui il nostro tempio, sarà lui il nostro agnello” ma noi “che facciamo?” del dono che è Lui? Lo accogliamo facendolo vivere dentro di noi o lo uccidiamo per continuare a vivere di noi stessi nel nostro cuore di pietra?






Grazie perché col suo commento mette in luce la radice del male: l’ invidia e tutti i suoi correlati, capaci solo di generare morte! Ecco la tragicità della vita, a cui Gesù non si sottrae, per la nostra salvezza e liberazione. Buona settimana santa a lei e comunità.