Convertire… in lucidità
Settimana Santa –
Ciascuno dei discepoli si sente personalmente interpellato dalla parola del Maestro: <In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà> (Mt 26, 21). È ben vero che alla fine si parla di Giuda, il quale ormai è tutto preso dal cercare <l’occasione propizia per consegnare Gesù> (26, 16), ma rimane sempre vero che la reazione degli altri discepoli, <profondamente rattristati> (26, 22), rimanda a tutte quelle zone d’ombra che permangono, talora ben nascoste, ma non meno presenti, pur nelle intenzioni più sante e più amabili. Nel nostro cuore rimane sempre qualche traccia di tenace egoismo, di rifiuto ad aprirsi fino a consegnarsi alla logica del perdono; una sottile rivolta continua ad abitarci dinanzi alle esigenze del Vangelo. Per un attimo vediamo i discepoli in una luce assai sincera: sanno riconoscere con lucidità che nessuno di loro è, in realtà, esente dal pericolo di tradire e questo perché, nel lungo cammino percorso con Gesù, hanno imparato ad avere fiducia in se stessi senza smettere di diffidare di se stessi. In un testo poetico, l’autore fa dire a Giuda: <Gesù mi amava. Egli ci amava tutti. Chi può sostenere il peso di questo amore? Non è un sentimento, sarebbe troppo poco! Non è una pulsione, sarebbe ridicolo! Un desiderio, forse… eppure non basta! L’amore è qualcosa che non passa, che non si esaurisce, che non si rompe… non muore mai>1.
La domanda si pone per ciascuno di noi: come riuscire a rimanere discepoli in ogni momento e fino in fondo. Il profeta Isaia parlandoci del servo del Signore, profetizza la figura del Messia sofferente che è Gesù, ma preconizza pure quelle che sono le caratteristiche del discepolo fedele: <Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli> e aggiunge <Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli> (Is 50, 4-5). Nella traduzione greca di Isaia, il termine <servo> talora è tradotto con <figlio>. Questo naturalmente si addice in modo unico e irripetibile alla figura del Signore Gesù che è il Figlio unigenito del Padre, capace di assumere la condizione di <servo> per portare a compimento il disegno d’amore. Ma ciascuno di noi, in quanto discepolo di Cristo, è chiamato ad entrare in questi processi di interiore trasfigurazione che ci rende servi non servili, ma filiali… profondamente amicali.
Il segno che questa trasformazione tocca veramente – anche se mai completamente – il nostro vissuto, è di essere capaci di <indirizzare una parola allo sfiduciato> (50, 4), non solo verbalmente, ma con una crescente capacità di condivisione e di compassione. Forse è proprio questo che mancava a Giuda: sentirsi veramente figlio e fratello, tanto da non poter nemmeno sopportare l’idea di tradire la fiducia e l’amore. E invece si lascia conquistare dalla logica del mercato, nel disperato intento di non perderci, ma di guadagnarci: <Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?> (Mt 26, 15). Il giusto viene venduto, ma la cosa più terribile, la più tenebrosa è che qualcuno pensa di poterlo vendere e nessuno di noi è esente da questo pericolo. La Liturgia ci chiede di entrare ancora una volta nel mistero pasquale, non solo celebrato, ma pure vissuto, con una lucidità che ci renda capaci di guardare in verità a noi stessi per aprirci, più profondamente, alla verità di Cristo Signore che si mette nelle nostre mani per darci la possibilità di rivelare, fino in fondo, la verità del nostro cuore. Possiamo porre anche noi la domanda: <Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?> (Mt 26, 17). Forse sarebbe meglio chiedere: <Come vuoi che ci prepariamo alla Pasqua?>.
1. J.-F. BOUTHIORS, La Nuit de Judas, L’Atelier, Paris 2008, p. 14.





3 Chi salirà il monte del Signore,
chi starà nel suo luogo santo?
4 Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non pronunzia menzogna,
chi non giura a danno del suo prossimo.
Amen
Tu solo, Signore Gesù, hai mani innocenti e cuore puro. Solo uniti a te possiamo stare nel mistero santo del Padre. Con te possiamo salire sul monte; con Te, che sei sceso nel nostro abisso di peccato, salendo sulla croce. Con Te, Signore Gesù! Maranatha! Vieni, Signore Gesù!
Amen