Convertire… in modello
Domenica delle Palme –
Al cuore del vangelo secondo Matteo è racchiuso, come una perla incastonata nel cuore del suo messaggio, un insegnamento che si fa invito: <Imparate da me che sono mite e umile di cuore> (Mt 11, 29). Questa parola di esortazione che cogliamo sulle labbra del Signore Gesù, quasi come sgorgasse direttamente dal suo cuore, si offre a noi – nella liturgia odierna – nel massimo della sua incarnazione e del suo inveramento, tanto da diventare per noi un gesto da contemplare e un esempio da seguire. La Chiesa stessa pregando, è consapevole di doversi mettere alla scuola di Cristo Signore non solo sedendo con le <folle> (Mt 5, 1) sul monte delle beatitudini, ma soffrendo pure con il suo Sposo sul monte ove l’amore si offre fino allo stremo e allo spreco più assoluto. Per questo siamo invitati a pregare con queste parole: <Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione> (Colletta). Il discorso della montagna, come vangelo delle beatitudini, rivela – nella passione del Signore – uno stile preciso sul cui modello siamo chiamati a conformare il nostro modo di imparare e di patire nella nostra vita.
Nel vangelo della Passione che ascoltiamo durante la liturgia di ingresso nella Settimana Santa, l’evangelista Matteo attira tutta la nostra attenzione su un particolare: <Ma Gesù taceva> (Mt 26, 63). Al cuore della sua offerta pasquale ritroviamo in Gesù, che, come uomo, si trova nel pieno della sua vita e della sua consapevolezza, la stessa nota che ha segnato e significato la sua incarnazione e la sua accoglienza da parte di Giuseppe nella casa <di Davide> (Mt 1, 20) … nella casa della nostra umanità. Alla fine, come all’inizio, all’inizio come alla fine, troviamo il silenzio proprio dell’amore! La carne del Verbo e il tratto inconfondibile della sua umanazione risplendono oggi in tutto il loro fulgore rivelandosi come la vera e univa gloria di <Gerusalemme> (21, 1) che l’accoglie festante e interrogativa: <Chi è costui?> (21, 10). Questa domanda risuona nel nostro cuore, mentre ascoltiamo – ancora una volta – la storia degli <insulti> e degli <sputi> (Is 50, 6). Il profeta sembra rispondere alle nostre attonite domande e ci invita ad imitare il nostro Modello Unico come amava ripetere Charles de Foucauld: <Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma> (Mt 21, 5). Il corteo regale che accoglie Cristo a Gerusalemme è solo un pallido riflesso e una balbettante profezia del corteo nuziale che accompagna il Signore Gesù verso la croce.
Ciò che il Verbo, azzittito per amore, riesce a dire gridando < a gran voce> (27, 50) avvolge e travolge l’intero cosmo e stravolge la storia dell’umanità: <Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono> (27, 51-52). Con queste immagini, Matteo ci vuole mettere in condizione di comprendere che nulla può rimanere come prima davanti alla rivelazione di un amore di una passione di Dio per noi che arriva a così tanto! Ora tocca a noi, a ciascuno di noi, di trovare il nostro posto nel corteo nuziale di Cristo mite e umile di cuore.






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