Il tuo nome è Battezzato, alleluia!

Sabato di PASQUA 

Ogni Sabato del tempo pasquale i testi eucologici ci aiutano a rammemorare e rinverdire la memoria della grazia del Battesimo che ci ha immersi nel mistero di Cristo. Infatti, tutta la vita del battezzato è un cammino verso la terra promessa come viene ricordato dall’antifona di ingresso: <Il Signore ha liberato il suo popolo, e gli ha dato esultanza, ha colmato di gioia i suoi eletti>. Nella nostra vita di credenti e di discepoli, potremmo chiederci che cosa indichi la nostra appartenenza a Cristo Signore e la nostra immersione nel mistero della sua Pasqua. Una risposta la troviamo nella prima lettura dove i notabili del popolo davanti a Pietro e a Giovanni <rimanevano stupefatti riconoscendoli per coloro che erano stati con Gesù> (At 4, 13). Forse il più grande desiderio del nostro cuore di discepoli e la più promettente testimonianza sarebbero proprio di poter essere riconosciuti e indicati come persone che vivono <con Gesù> per imparare a vivere come Gesù. Non è forse questo <il vangelo> (Mc 16, 15) che siamo chiamati a predicare attraverso la nostra stessa quotidiana esistenza?! Forse questa qualifica – <con Gesù> – vale più dei miracoli e degli stessi successi pastorali. Ciò che proclama con irresistibile <franchezza> la realtà della risurrezione di Cristo è il suo impatto vivificante sulla nostra esistenza concreta e quotidiana come avvenne per Maria di Magdala <dalla quale aveva cacciato sette demoni> (Mc 16, 9). 

Attraverso questa esperienza così profonda di salvezza e di guarigione, Maria, che rappresenta l’umanità aperta alla vita nuova, non può cedere alla reazione di disperato immobilismo dei discepoli i quali <erano in lutto e in pianto> (16, 10) mentre lei è già in cammino persino di notte. Nella nostra testimonianza battesimale ciò che è di primaria importanza non è il contenuto del nostro annuncio ma la forza del nostro essere stati cambiati da un’esperienza di rinnovamento totale. Per questo gli apostoli – dopo la Pentecoste – non hanno nessun timore nel reagire alle intimidazioni di quel medesimo sinedrio che aveva fatto uccidere il loro Maestro: <noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato> (At 4, 20). Il tempo e il regime della risurrezione si inaugurano proprio con una vita fondata sull’invisibile evidenza di una presenza che riempie, cambia e motiva la vita attraverso la fede che, come diceva Pascal, è <Dio sensibile al cuore>. Infatti, sia al mattino di Pasqua che al mattino dell’Ascensione la relazione con il Risorto e il Veniente comincia con la disponibilità a perdere la visibilità del suo corpo in favore di una relazione più dilatata nella linea della profondità. 

Come osa dire padre Thévenot1, la vita cristiana si presenta come una ricerca che passa dalla cura per un corpo perduto – quello cercato con calde lacrime da Maria al sepolcro vuoto e rimpianto dai discepoli nel Cenacolo – alla costruzione del <corpo totale> di cui <ogni creatura> (Mc 16, 15) che è chiamata ad esserne parte viva e vivente. Così il Battesimo è per noi il grande dono di poter accogliere ogni giorno la sfida di essere vero corpo di Cristo per la gioia e la salvezza dell’umanità. 


1. X. THÉVENOT, Souffrance, bonheur, éthique, Éd. Salvador, 1990, p. 121.

1 commento
  1. Marco
    Marco dice:

    Siamo tutti indocili alla morte dell’io, e non capiamo che, abbandonando il nostro desiderio di amore, riduciamo il nostro carniere ittico, così che ne rimane uno solo, noi stessi con le nostre miserie

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