Il tuo nome è Tutto, alleluia!

Mercoledì di PASQUA 

I contristati discepoli in cammino verso Emmaus cercavano un poco di consolazione e, invece, vengono ribaltati completamente e rimessi in cammino e per giunta ben oltre quella <sera> (Lc 24, 29) da cui volevano mettere al riparo il loro sconosciuto pellegrino fattosi amabile compagno di viaggio. Al cuore dell’accompagnarsi del Risorto al nostro andare affrettato vi è una domanda: <Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?> (24, 17). Il Signore non solo si fa pellegrino, ma si fa persino ignorante. Si fa pellegrino per insegnarci la strada e si fa ignorante per aprire i nostri occhi su un mondo diverso da quello che possiamo vedere col naso incollato alla nostra angoscia: <Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere…?> (24, 18). In realtà i discepoli <in cammino> (24, 13) verso Emmaus non sono meno immobili di quel povero storpio che Pietro e Giovanni incontrano mentre <salivano al tempio> (At 3, 1). 

Noi tutti siamo come quest’uomo <storpio fin dalla nascita e lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta <Bella> a chiedere l’elemosina> (3, 2). Sembra quasi un insulto mettere uno storpio vicino alla più bella delle porte da cui tutti passano con la piena gioia di poter camminare. Sembra quasi un insulto che questo pellegrino non si sia fatto neppure minimamente toccare dalla tragedia delle morte così ingiusta del profeta di Nazaret. Eppure i nostri cammini sono ancora troppo angusti per il cuore di Dio ed è sempre più lungo il cammino necessario per sposare lo sguardo di Dio sugli avvenimenti di cui già noi ci siamo fatta una ragione e per cui già abbiamo trovato una pur triste soluzione. Si rende necessario guardare con gli occhi della Luce per cogliere nelle ombre il filo rosso di un disegno più grande del nostro particolare punto di vista, talora così povero da chiedere <l’elemosina> (At 3, 2). Come lo storpio il quale si aspettava che gli venisse dato <qualche cosa> (3, 5) i discepoli si aspettavano una parola di circostanza e invece viene dato tutto. Allo storpio un comando: <cammina> (3, 6) ai discepoli di fare <ritorno a Gerusalemme> (Lc 24, 33).

Emmaus è il mondo intero addolcito dalla tenue e calda presenza del Cristo che rende domestica la casa vuota inondandola di familiare tepore e trasforma il passo stanco in corsa perché non si può trattenere la gioia frutto dell’amore. Il Risorto ha aperto cammini divini sulla terra, trasformando ogni cammino in un pellegrinaggio e ogni umano pellegrinaggio in una mèta secondo gli stupendi versi di un poeta alessandrino contemporaneo: <Quando ti metterai in viaggio per Itaca / devi augurarti che la strada sia lunga / fertile in avventure ed esperienze. / Soprattutto non affrettare il viaggio… / e metta piede sull’isola, tu, ricco, / dei tesori accumulati per strada / senza aspettarti ricchezze da Itaca>1.


1. COSTANTINOS KAVAFIS, Itaca, in Settantacinque poesie, Einaudi, Torino 1992, p. 63.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *