Un battito

Annunciazione del Signore

La devozione dei fedeli ha creato attorno al sublime momento in cui Maria di Nazareth diede il suo assenso all’incarnazione del Verbo una fioritura di immagine e di racconti. Tra questi possiamo annoverare il magnifico sermone di san Bernardo che supplica la Vergine di dire il suo “sì”, mentre tutta la creazione e la storia sono come sospesi al cenno delle sue labbra… al cenno del suo cuore. Ma lo stupore davanti al mistero dell’incarnazione è talmente grande che la devozione popolare immagina ci sia stato in <Gabriele mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret> (Lc 1, 26) – il suo nome significa “Dio è forte” – un attimo, impercettibile ma eterno, di esitazione nel momento in cui si <partì da lei> (1, 38). È l’esitazione degli angeli che ormai <desiderano fissare lo sguardo> (1Pt 1, 12), ammaliati dalla sorprendente capacità della nostra umanità di farsi luogo di <offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre> (Eb 10, 10). La liturgia bizantina così canta colma di stupore: <Una lingua sconosciuta udì la Madre di Dio: le parlava l’arcangelo, con le parole della buona novella. Ecco, si manifesta ora per noi la nostra riconciliazione: oltre ogni comprensione Dio si unisce agli uomini> (Anthologhion, II, 1409). Con e come Maria, anche per noi non sarebbe possibile manifestare questo profondo assenso di tutta la nostra persona all’intervento della <grazia> che è <con te> (Lc 1, 28), se non fossimo capaci di accorgerci di qualcosa di più grande e di precedente al nostro assenso: l’<Eccomi> (Is 58, 9) di Dio. Egli si fa presente in modo talmente forte ed intimo alla nostra vita da assumere il tessuto della nostra stessa carne e del nostro stesso sangue, per divenire corpo della nostra anima e poter essere così anima del nostro corpo. Nel racconto evangelico tutto ciò sembra avvenire in un battito d’ali, quello che porta l’angelo da Maria e fa riportare dall’angelo il suo <Eccomi> (Lc 1, 38) nel seno stesso della silenziosa deliberazione trinitaria circa la nostra salvezza. Potremmo chiederci quanto dura il battito d’ali di un angelo? Per rispondere dovremmo immaginare la durata infinita del primo battito del cuore di carne del Verbo eterno del Padre: quale silenzio per l’incontenibile gioia di quell’attimo che ha cambiato la nostra vita, facendo della nostra storia la lunga e dorata tessitura del suo <corpo> (Eb 10, 5) così profumato da farsi, per noi, mangiabile come pane. Una poesia di Emily Dickinson ci può aiutare a comprendere il mistero di questo battito così simile all’incantevole momento dello schiudersi di un fiore: <Fiorire – è il fine… non deludere la natura grande che l’attende proprio quel giorno: essere un fiore, è profonda responsabilità>. <Nazaret> (Lc 1, 26) proprio questo significa: <casa del fiore>, e ora tocca al nostro cuore schiudersi all’annuncio facendo delle nostre inferriate (Ct 2, 9) le porte regali attraverso cui il Verbo prenda dimora in noi come rugiada luminosa e feconda.

2 commenti
  1. Marielle
    Marielle dice:

    Grazie per questo bellissimo commento poetico che ci parla d’ali d’angelo, di silenzio, di fiore…parole profetiche che aprono il vangelo alla sensibilità dell’anima , parole eterne che parlano a tutti i cuori per farci capire che il Signore-Dio desidera abitare in noi per crescere e nascere in un mondo di gioià…

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  2. Marco
    Marco dice:

    Il mistero è in noi, e nella nostra umanità. Speriamo sempre più responsabile, per accogliere tutti con il loro tutto. Ogni volta che non lo facciamo, mettiamo una pietra sulla nostra vita, rendendola più simile ad un sepolcro.

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