Non basta sapere
I Settimana T.O. –
Il Vangelo ci ricorda che la manifestazione di Cristo nel mondo e nella vita di ciascuno non può avvenire senza una resistenza e un combattimento: siamo ben lontani da un’immagine di vita spirituale irenica, gratificante e senza sofferenza. Se, infatti, incontriamo veramente la luce che è Cristo e accettiamo di esporre la nostra vita al suo raggio illuminante, allora questa non può che mettere a nudo, e in forte imbarazzo, le zone d’ombra della nostra vita interiore. Indubitabilmente molte zone della nostra vita sono refrattarie e impermeabili agli appelli di una vita vera e piena che comporta sempre l’apertura e la disponibilità a mettersi in gioco e a pagare di persona. Stranamente, ma assai comprensibilmente, il Maligno riconosce Gesù fino a ad acclamarlo: <Io so chi tu sei: il santo di Dio> (Mc 1, 24), eppure questo non cambia nulla nel suo modo di opporsi alla santità di Dio.
In modo sottile, l’evangelista Marco ricorda al lettore del suo Vangelo e quindi a ciascuno di noi che, in verità, non basta sapere e che il credere comporta la capacità di lasciarsi disturbare, fino a lasciare che la propria vita cambi radicalmente aprendosi ad una relazione che la rifondi fino a renderla a molti – e forse persino a se stessi – quasi irriconoscibile. La domanda del Maligno: <Sei venuto a rovinarci?>, in realtà non è così lontana da quel senso di fastidio che possiamo sentire noi stessi davanti alle esigenze di un cambiamento di vita che comincia sempre con un di più di libertà. Questo perché sempre la fede in Dio comporta sempre una dilatazione degli spazi della libertà che è il terreno di ogni umana fecondità. Il primo passo della libertà è il coraggio di assumere il proprio reale senza rassegnarsi come fa Anna che non esita a rivolgersi a Dio nella preghiera: <Signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava…> (1Sam 1, 11). Anna sa riconosce la grandezza di Dio e, al contempo, la sua piccolezza e povertà sapendo chiedere senza pretendere. In una parola Anna, a differenza del Maligno con cui il Signore non accetta di entrare in nessun modo in dialogo evitando persino lo scontro, è capace di una relazione giusta che permette alla storia di crescere e di cambiare.
Il Maligno sa tutto, ma in realtà non crede, mentre Anna sa di sapere poco eppure si apre ad una fede colma della fiducia propria dei poveri e degli umili e ciò è capace di dare una svolta alla sua esistenza. Infatti: <<La parola è efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio quando viene creduta e amata. Che cosa infatti è impossibile a chi crede, che cosa è impossibile a chi ama?>1. Forse il grande dramma del Maligno è non distinguere la potenza del sapere e quella dell’amare. Un cammino che si apre anche davanti a ciascuno di noi per imparare così, ad imitazione del nostro Maestro e Signore, ad assumere il dolore – ogni dolore – prendendo le distanze dal male – ogni male che faccia male evitando persino di contrapporci disarmandolo col silenzio di chi ama: <Taci> (Mc 1, 25).
1. BALDOVINO DI FORD, Trattati, 6.





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