Serve a servire

II Settimana T.O. –

La Legge non ha altro senso se non per servire l’uomo affinché serva Dio. Il servizio precede dunque la legge ed è l’anima di ogni minimo aspetto della Legge e la chiave di interpretazione di ogni sua incarnazione nella realtà e nel rispetto delle situazioni concrete. Tutto ciò si gioca a livello del <cuore> (1Sam 16, 9) che è il luogo in cui Dio discerne e pone le basi della storia della salvezza ben prima e ben più della mente. Per spiegare ai farisei quanto sia corto e chiuso il loro modo di comprendere la Legge di Dio, il Signore Gesù fa riferimento alla figura di Davide il quale <entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!> (Mc 2, 26).

L’autorevole citazione del Signore Gesù ci permette di comprendere meglio il motivo per cui il Signore Dio chiede a Samuele di non piangere su Saul, ma di mettersi in cammino per ungere il piccolo pastorello di Betlemme come re d’Israele: <Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re> (1Sam 16, 1). Oltre alla bellezza e al coraggio, in Davide troviamo una virtù rara che è quella di sapersi adeguare alle situazioni senza essere troppo rigido nei principi a differenza di Saul che, per una sua incapacità ad essere duttile, perde l’equilibrio fino a diventare pazzo. Al contrario Davide si fingerà pazzo (1Sam 21, 14) ma non lo sarà e, nonostante tutti i suoi momenti difficili e persino di peccato, si mostrerà capace di conservare fino alla fine un equilibrio che è il frutto della consapevolezza della grandezza di Dio e del suo disegno e della propria piccolezza che, in taluni casi, arriverà ad essere meschina.

In un certo senso i farisei sono come divorati da una tale ossessione dell’osservanza scrupolosa della Legge da essere come malati. Partecipare al riposo di Dio è la vocazione dell’uomo e non quella di subire il riposo di Dio e il Signore Gesù se ne fa garante: <Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!> (Mc 2, 27). Il cuore è il luogo a cui Dio non può rinunciare perché è il luogo della verità, e la verità non è immobile come pensano – forse desiderano i farisei – è invece un luogo di crescita e di continuo adattamento che non è automaticamente una forma di lassismo, bensì di fedeltà creativa che ci rende simile al nostro Creatore la cui opera è, appunto, sigillata, dalla creazione del Sabato quale segno dell’intenzione che sta alla base di ogni gesto di Dio. Il Signore Gesù non disprezza la devozione e gli usi religiosi – lo Shabbat è tra i più santi, tanto da essere osservato dallo stesso Crocifisso nel mistero della sua sepoltura – ma è suo desiderio aiutarci a non dimenticare il senso più originale e profondo: all’uomo, oltre che la vita, è stata data la possibilità di partecipare al riposo contemplativo e gioioso di Dio. Il Maestro non accetta di essere il controllore dei suoi discepoli, ma si rivela come il facilitatore della loro e della nostra gioia perché di tutto possiamo servirci liberamente per servire.

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