Convertire… crescere
Le Ceneri –
Le parole di Gregorio Magno possono darci, come nell’esecuzione di una melodia o di un concerto, il “la” che ci permetta, non solo di intonare il nostro cammino quaresimale, ma pure di sperare, così, di arrivare serenamente fino in fondo: <Quaranta giorni per crescere nell’amore di Dio e del prossimo>. Lo stesso papa aggiunge <Ecco il digiuno che Dio vuole: digiuno attuato nell’amore del prossimo e impregnato di bontà. Dà, quindi, agli altri ciò di cui ti privi, così la penitenza del tuo corpo gioverà al benessere del corpo del prossimo che ne ha bisogno>1. La Quaresima è un tempo per crescere, accettando e amando di far crescere dentro di noi, un’attenzione al <benessere del corpo>, certo, di chi è più povero e bisognoso, ma anche di tutto il corpo della nostra umanità perché ritrovi il suo splendore. Un Padre della Chiesa come Gregorio Magno identificherebbe questo con l’antico splendore della nostra armoniosa vita con Dio, con noi stessi e con il mondo, armonia, che ha bisogno, ogni giorno, di essere ritrovata, risanata e riamata.
In questo senso le parole con cui il Signore Gesù ci spinge ad entrare, come Lui e con Lui, in questo tempo, definito dall’apostolo <favorevole> (2Cor 6, 2), assumono tutto il loro peso di bellezza: <Invece… Invece… Invece…> (Mt 6, 3. 6. 17). In questo solenne <invece>, non siamo chiamati a distinguerci – questo ci farebbe cadere nella stessa trappola dell’ipocrisia che il Signore Gesù denuncia così energicamente – ma siamo invitati a crescere in una consapevolezza che si fa attenzione. Questa consapevolezza, come ogni vera crescita, al momento non può che sfuggire perché ha bisogno di tempo, di calma, di <segreto> (6, 6). Ogni anno la Quaresima diventa l’occasione per non <accogliere invano la grazia di Dio> (2Cor 6, 1) e, se veramente ci apriamo al dono di questa grazia, allora potremo sperimentare, al cuore stesso dei nostri inverni interiori, i germogli di un’indubitabile e profumata primavera. Eppure, ritornando alle parole di Gregorio Magno, sembra proprio che non basti per crescere perché bisogna anche aiutare gli altri a crescere nella speranza e nella fiducia.
L’invitatorio del profeta Gioele sembra ricordarci due cose fondamentali. La prima sta nel fatto che il Signore si presenta così: <misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore> (Gl 2, 13). La seconda è che egli <si mostra geloso per la sua terra e si muove a compassione del suo popolo> (2, 18). Abbiamo davanti a noi un tempo per imparare e sperimentare ancora una volta e, possibilmente un po’ meglio, le qualità del nostro Dio, così da poterci lasciar contagiare dalla verità del suo amore fino. Solo così saremo in grado di dare ad ogni nostro gesto d’amore una qualità di verità che possiamo attingere solo nel profondo e nel segreto della nostra intimità, del nostro <cuore> (2, 13). In realtà, il cammino della Quaresima, se vuole prepararci alla celebrazione della Pasqua del Signore come cuore della sua rivelazione, vuole ancora di più riportarci alla nostra intimità perché il nostro cuore perché sia sempre più se stesso. Il primo passo di questo cammino sembra essere proprio quello di un riconoscimento tanto sereno quanto serio: <Sì, le mie iniquità io le riconosco> (Sal 50, 5). L’itinerario è racchiuso tra due simboli: la scintilla che farà divampare il fuoco nella notte di Pasqua sembra e la cenere delle nostre fragilità e dei nostri peccati sotto cui questo fuoco sembra covare. Il dono segreto di questa fiamma è il segreto dono che speriamo dalla nostra quaresima in cui impariamo a crescere nella logica della più pura gratuità: a Dio attraverso la preghiera, agli altri nell’attenzione della carità, a noi stessi nel segno del digiuno. Se saremo fedeli alle leggi e ai modi del combattimento spirituale ritroveremo, alla fine di questo cammino, la capacità di cantare la nostra vita, dall’inizio alla fine, in un’armonia giusta e piacevole. Perché questo avvenga è necessario prendere la nota giusta per non faticare troppo, né nelle note più alte né in quelle più basse, per crescere in autenticità.
1. GREGORIO MAGNO, Omelie sui Vangeli, 16, 5.






Amen!