Convertire… le spalle

III settimana T.Q.

La parola del profeta Geremia ci ricorda un pericolo sempre incombente nella nostra vita: quello di voltare le <spalle> (Gr 7, 24) al Signore che accompagna amorevolmente il nostro cammino. Nel Vangelo ci viene spiegato in che cosa possa consistere, concretamente, questo voltare le spalle: pensare male del bene fino a sentirsi autorizzati a fare del male, a lasciare che il male continui a impoverire la vita, credendo che questo sia il modo per difendere i diritti di Dio contro quelli che sono i bisogni dell’uomo. Il Signore Gesù viene accusato di combutta con il diavolo proprio quando sta cercando di liberare, dalla sua presa, un uomo che la vita ha reso <muto> (Lc 11, 14). Non si capisce bene se ciò che crea disagio nei devoti benpensanti che tengono d’occhio il Signore, sia il fatto che Gesù abbia scacciato un demonio, oppure che la conseguenza di questa liberazione sia che <il muto cominciò a parlare> (11, 14). Dall’insieme del testo sembra proprio che ciò che turba, fino a rendere aggressivi gli scribi e i farisei, sia proprio il fatto che un muto possa parlare e finalmente dire la sua come avverrà pure nel caso di quel cieco nato che, non solo comincia a vedere, ma che si permette persino di dire come vede ormai le cose.

La domanda che il Signore Gesù pone ai suoi accusatori, in realtà, raggiunge anche noi: <Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno i vostri giudici> (11, 18b-19). Il Signore sente il bisogno di non lasciare nessuna via di scampo alla malevolenza dei suoi devoti detrattori e aggiunge con forza: <Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio> (11, 20). A questo punto la domanda nasce spontanea e assolutamente stringente: <Ma il regno di Dio con la sua potenza di liberazione ci interessa veramente?>. Nel rispondere a questo interrogativo è necessario prendere del tempo senza correre troppo in fretta. Il profeta Geremia con la sua parola ci porta al cuore stesso del desiderio di Dio per la nostra umanità quando ci ricorda che i comandamenti di Dio, sono inestricabilmente legati al desiderio basilare del Creatore per ciascuna delle sue creature: <camminate sempre sulla strada che vi prescriverò, perché siate felici> (Gr 7, 23).

La domanda allora si fa ancora più chiara ed impegnativa: <Sapremo non voltare le spalle alla felicità?>. Questo riguarda certamente la nostra vita personale, ma la nostra apertura a quella felicità che il Signore Dio vorrebbe regalarci e a cui talora rischiamo di chiuderci fino a voltare le spalle, è un dono che facciamo o di cui depriviamo i nostri fratelli e sorelle. Quando il profeta evoca il fondamentale dovere della <fedeltà> (7, 28), ci esorta a non dimenticare mai che la fedeltà a Dio non può mai imprigionare, fino ad ammutolire, la nostra vitalità. Al contrario ogni reale apertura al mistero di Dio non può che dilatare magnificamente la nostra somiglianza con il Creatore che ci differenzia da tutte le altre creature, peraltro bellissime, che è appunto la capacità di parlare. Se qualcuno vuole renderci muti, di certo non lo fa con il <dito di Dio> (Lc 11, 20), anzi gli ha voltato le <spalle>!

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