Convertire… il progetto

II Domenica T.Q. 

Il nostro cammino quaresimale ci obbliga oggi ad una nuova tappa che ha tutto il sapore di una nuova partenza. Sono passati alcuni giorni dal momento in cui, ricevendo le ceneri, abbiamo ripreso la nostra strada verso la Pasqua come pellegrini che accettano di attraversare il deserto del riconoscimento e della verbalizzazione di tutto ciò che nella nostra vita impedisce la conversione come conformazione al Vangelo. Oggi il Signore Gesù conduce anche noi <in disparte> (Mt 17, 1), con e come i suoi discepoli, dandoci la possibilità di fissare il nostro sguardo sul suo mistero di relazione al Padre e, alla luce di questa, riprendere la strada del desiderio e dell’imitazione. Per due volte in pochi versetti l’apostolo Paolo fa riferimento al <Vangelo> (2Tm 1, 8.10) cui siamo chiamati a conformare la nostra esistenza, riconoscendolo e accogliendolo come il <progetto> della nostra vita, attraverso cui possiamo realizzare – giorno dopo giorno – la nostra <vocazione santa> (1, 9). 

La memoria di Abramo ci ricorda i modi e le esigenze di ogni vocazione: bisogna accettare di ripartire ogni giorno accettando e amando che la strada e il cammino siano la nostra scuola e la nostra casa. La parola rivolta ad Abramo è lapidaria: <Vattene dalla tua terra…> (Gn 12, 1) per camminare verso un futuro che gli appartiene, ma che dovrà scoprire, giorno dopo giorno, e talora persino rettificare e rifare. Così Pietro, Giacomo e Giovanni sono chiamati da Gesù a fare con lui un percorso interiore assai impegnativo e importante che li porterà, infine, a porre il loro sguardo su <Gesù solo> (Mt 17, 8). Come spiega Efrem: <Li condusse sul monte e mostrò loro la sua regalità prima di soffrire, la sua potenza prima di morire, la sua gloria prima di essere oltraggiato, e il suo onore prima di subire l’ignominia. Così, quando sarebbe stato preso e crocifisso, i suoi apostoli avrebbero capito che non era per debolezza, bensì per consenso e di sua iniziativa per la salvezza del mondo>1.

Siamo condotti sul monte per non temere di seguire Gesù verso il suo mistero pasquale, pronti a rileggere ogni passo della nostra vita alla luce di ogni tratto della storia della salvezza, ma puntando direttamente e decisamente a conformare la nostra vita sul modello di quella del <Figlio amato> (17, 5) che è il Figlio offerto e consegnato. La trasfigurazione non mostra un’altra realtà, ma ci presenta la verità della nostra realtà che diventa luminosa se è conforme alla logica del dono di sé. Il tempo di Quaresima ci è dato come occasione per ripartire anche noi sulla parola del Signore che vuole fare, della nostra capacità di camminare insieme, il luogo della benedizione per <tutte le famiglie della terra> (Gn 12, 3). Questo esige che sappiamo andare – in un vero esodo da noi stessi – oltre le nostre abitudini, le nostre paure, le nostre resistenze, per camminare accanto ai nostri fratelli al di sopra di ogni sospetto e di ogni autoriferimento. Solo così ci apriremo ad un ascolto vero, capace di dare alla nostra vita ali sempre più ampie che ci permettano di elevarci al di sopra delle nostre piccinerie fino a renderci capaci di dare la nostra vita come Cristo Signore. Nella misura in cui lo sguardo del nostro cuore si poserà amorevolmente su <Gesù solo>, sarà capace di ritrovare lo sguardo di ogni fratello e sorella che sono la nostra <casa> e la nostra <terra> (Gn 12, 1) di benedizione, luogo sempre possibile di trasfigurazione attraverso uno sguardo d’amore in cui risplende <la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo> (2Tm 1, 10).


1. EFREM SIRO, Omelia sulla Trasfigurazione, 1, 3.

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