Convertire… prima
I settimana T.Q. –
La parola del Signore Gesù è capace di rammemorare e di ristabilire l’ordine giusto entro il quale ciascuno di noi è chiamato a calare la propria esistenza e lo fa con un’esortazione chiara e netta: <Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono> (Mt 5, 23-24). Sembra proprio che per il Signore Gesù l’ordine delle due tavole dell’Alleanza consegnate attraverso Mosè al popolo si ridonino in un ordine diverso con una precedenza assoluta, per così dire, alla seconda tavola con cui si regolano i rapporti tra fratelli. Nell’ordine del dono della Legge la relazione con il Signore Dio è giustamente primaria, e il Signore Gesù rimandando a ciò che <fu detto agli antichi> sembra fare tranquillamente un salto per arrivare direttamente ad evocare il <Non ucciderai> (5, 21).
Potremmo quasi parafrasare le parole del Signore per cercare di andare al cuore del messaggio di conversione che ci viene affidato per questo tempo quaresimale: se uccidiamo il confronto con l’altro e le esigenze di trasformazione e di apertura che ogni incontro esige non possiamo che ritrovarci senza Dio, lontano dal suo cuore, esiliati dalla consonanza con il suo modo di sentire e di agire così come viene magnificamente ricordato dal profeta Ezechiele che si fa interprete dei sentimenti propri dell’Altissimo in un soliloquio che richiede da parte nostra non solo profonda attenzione, ma una profonda conversione sull’immagine che coltiviamo di Dio e sul modo con cui cerchiamo di servirlo e di imitarlo. Vi è una sottile protesta da parte del Signore in cui si può cogliere una punta di amarezza: <Forse che io ho piacere della morte del malvagio – oracolo del Signore – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?> (Ez 18, 23). Questa divina interrogazione che sembra un pensare intimo del Signore che interroga se stesso, in realtà mette in questiono noi stessi chiedendoci di capire meglio di che cosa noi stessi abbiamo <piacere>.
Il Signore Gesù non ha dubbi e non lascia dubbi: <Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui> (Mt 5, 25). Non c’è tempo da perdere e, soprattutto, non abbiamo troppo tempo per cercare di ricucire con l’amore ciò che altri sentimenti rischiano di aver ferito fino a indebolire quel senso di reciproca appartenenza senza la quale la comunione con Dio risulterebbe vuota e illusoria. Il monito evangelico non è una sorta di invito ad una competizione spirituale: <Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli> (Mt 5, 20). Vuol essere, invece, un invito ad andare alla radice delle nostre passioni che radicano nel terreno ombroso e umido delle nostre paure per sradicare la radice del peccato che sembra essere l’isolamento della propria relazione con Dio da una vera esperienza di fraternità attenta e premurosa.





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