Coraggio

XXI settimana T.O. –

Le parole dell’apostolo sono le più giovani delle Scritture Cristiane e per questo le più ardenti: <Ma, dopo aver sofferto e subito oltraggi a Filippi, come sapete, abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio di annunciarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte> (1Ts 2, 2). Quelle cui si riferisce l’apostolo Paolo sono ancora le <lotte> che vengono piuttosto dall’esterno della comunità e non ancora dall’interno delle comunità dei discepoli le cui divisioni e contrapposizioni faranno soffrire così tanto Paolo e i suoi collaboratori. Questa stessa parola <Vangelo> (2, 4) è ancora così giovane da essere assolutamente nuova non solo come contenuto di annuncio ma anche come forma e stile di comunicazione: <non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori> (2, 4). A distanza di due millenni dal risuonare del Vangelo nel mondo, attraverso l’annuncio della Chiesa, dobbiamo riconoscere che le parole del Signor Gesù pronunciate per stigmatizzare il modo di comportarsi dei farisei rischiano di essere purtroppo meritate anche dai nostri comportamenti: <Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumino e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, misericordia e la fedeltà> (Mt 23, 23).

A questo <guai> che già basterebbe a metterci in crisi fino ad indurci a rivedere radicalmente il nostro modo di essere discepoli e di testimoniare insieme come Chiesa il Vangelo di Cristo, se ne aggiunge un altro: <Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza> (23, 25). Possiamo solo immaginarlo ma osiamo farlo come aiuto a ciò che, in ogni modo, è richiesto a noi. Chissà quante volte l’apostolo Paolo deve aver riflettuto sulla sua <condotta di un tempo> (Gal 1, 13) lasciandosi toccare e purificare dal fuoco di quel Vangelo che ha trasformato radicalmente la sua vita. Se qualcuno dei discepoli che conservavano e trasmettevano i detti del Signore gli avrà trasmesso anche quello con cui si conclude la pericope odierna, sicuramente il cuore di Paolo deve esserne stato profondamente toccato nel duplice senso dell’esserne ferito e guarito al contempo: <Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!> (23, 26).

Operazione quella richiesta dal Signore Gesù che possiamo presumere abbia impegnato tutta la vita di Paolo e nella quale siamo chiamati a dare noi stessi il meglio delle nostre energie. Ciò che traspare dalle parole della prima lettura può e deve diventare pure il nostro cammino di conversione profonda: <siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre che ha cura dei propri figli> (1Ts 2, 7). Si compie fino alla sua pienezza in tal modo l’esortazione del Signore: <Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle> (Mt 23, 23). E se non fosse chiaro, è l’esempio dell’apostolo a dirci praticamente che cosa questo significhi: <Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari> (1Ts 2, 8). Invece di filtrare il <moscerino> e ingoiare <il cammello> (Mt 23, 24) come ci accade di fare molto più spesso di quanto desideriamo e immaginiamo, siamo chiamati a prenderci cura dei minimi dettagli dell’amore e della cura con quel coraggio e quella resistenza che dimostrano i cammelli nelle lunghe traversate del deserto per portare il carico dei doni con immutata pazienza. Sì, ci serve il coraggio e l’ostinazione del cammello per non fare del vangelo un semplice annuncio, ma uno stile riconoscibile e desiderabile.

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