Dietro

II Settimana T.O. –

Al cuore del vangelo secondo Marco è incastonata la parola rivolta dal Signore Gesù a Simon Pietro: <Va’ dietro a me, Satana> (Mc 8, 33). Pietro, che rappresenta la resistenza di ogni discepolo allo scandalo della Pasqua, riveste il ruolo di Satana quando tenta di distogliere il Maestro dal compimento della sua missione e del suo particolare modo di annunciare e rivelare il mistero del Regno di Dio, che invece di essere un’irruzione nella storia degli uomini attende di essere accolto esistenzialmente, liberamente e amorevolmente da ognuno. Dopo le feste del Natale, riprendiamo la lettura annuale del Vangelo secondo Marco che esordisce con questo solenne invito del Signore rivolto ai discepoli di ogni tempo e di ogni luogo, e che oggi è indirizzato direttamente a ciascuno di noi. Se il primo invito suona così: <convertitevi e credete nel Vangelo> (Mc 1, 15) questa apertura alla conversione, chiamata a farsi fattiva e concreta adesione, assume i caratteri di una disponibilità a seguire nel senso preciso di stare <dietro> (1, 17. 19) amando di rimanere dietro all’unico Maestro. 

Il nostro cammino di ascolto del Vangelo ricomincia con una sorta di esame di quella che è la nostra reale posizione riguardo al nostro Signore e Maestro: dove ci troviamo rispetto a Lui? Il nostro posto, quello che ci compete, e quello che ci può dare veramente speranza non è davanti, ma dietro. Se l’esperienza del Battista è quella di precedere nel senso di preparare e spianare la strada, come si fa con le persone importanti alle quali sempre bisogna aprire un varco sicuro perché siano accolti, quella del discepolo di Gesù è di lasciarsi continuamente e sempre precedere dal Vangelo per conformare alla sua logica ogni parola, ogni gesto, ogni tratto. Marco fa cominciare la vita pubblica del Signore Gesù con una nota assai significativa: <Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea> (Mc 1, 14). Se tutta la predicazione di Giovanni – secondo la tradizione di Marco – si riassume in una proclamazione solenne: <Viene dopo di me colui che è più forte di me> (1, 7), con il Signore Gesù tutto è uguale, eppure è tutto diverso: si tratta di stare dietro a lui non perché egli si fa più importante, ma perché è da lui che dobbiamo imparare ogni cosa.

Per i discepoli si tratta di rimanere <pescatori> (1, 16) e pertanto imparare a <diventare pescatori> (1, 17) e questo proprio attraverso un’intima comunione di vita con il Signore da cui non si eredita un programma, ma si apprende esistenzialmente uno stile. Degno di nota è il fatto che il Signore Gesù non chiede ai suoi discepoli di sedersi ai suoi piedi in umile ascolto, ma li chiama a camminare aprendosi a nuovi scenari di vita senza nessuna assicurazione sulla vita. Di questo stile testimonia quasi profeticamente la figura di Elkanà: quest’uomo dava <una parte speciale> (1Sam 1, 5) del sacrificio annuale ad Anna perché <amava> proprio di più colei che le aveva dato di meno – in quanto sterile – ma soffriva di più. Cominciando nuovamente il tempo ordinario e rimettendoci dietro a Gesù per imparare da Lui camminando dietro di lui, la Liturgia ci offre in Anna un’icona della nostra umanità afflitta, mortificata e che, spesso, non ha altra via che <piangere> 1, 7) e in Elkanà un’icona di Cristo Signore sensibile al dolore e alla sofferenza, desideroso di essere per noi consolazione. Possiamo porre sulle labbra del Signore Gesù la protesta amorosa del Sufita: <Perché è triste il tuo cuore? Non sono forse io per te meglio di dieci figli?> (1, 8). In altre parole: stai <dietro a me> e non temere perché io starò sempre con te. L’amore per la vita deve essere sempre più forte del bisogno di sicurezza per cui la domanda si fa esigente: <Perché il tuo cuore è triste?>.

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