Dimenticare

VI Settimana T.O. –

La domanda che il Signore Gesù rivolge ai suoi discepoli può diventare un’occasione preziosa per fare un serio e sereno esame di coscienza sulla nostra vita: <Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite?> (Mc 8, 17-18). Si potrebbe applicare forse ai discepoli, ma sicuramente a noi stessi il detto: <Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire>. Infatti, i discepoli che si ritrovano sulla barca insieme a Gesù cadono nella stessa attitudine dei farisei da cui il Signore sta cerando in tutti i modi di prendere le distanze: il vizio della discussione che, facilmente, scivola nella mormorazione. Se nei confronti dei farisei ieri abbiamo sottolineato come al Signore non resti altro da fare se non allontanarsi, in mezzo al lago e a bordo della stessa barca la reazione è diversa: vengono poste ben sette domande attraverso le quali siamo aiutati a renderci conto di quanto sia indurito il nostro cuore. Il vero problema non è aver <dimenticato di prendere dei pani> (8, 14) ma di aver fatto sì che il cuore si sia lasciato andare alla dimenticanza e per questo si ritrova ad essere come un pezzo di pane dimenticato da qualche parte e che non serve più a nutrire.

Una delle pi terribili forme di dimenticanza è quella che rammenta l’apostolo Giacomo: si tratta della confusione tra la <prova> e la <tentazione> (Gc 1, 12). Se le due cose sembrano essere assai vicine tanto da avere la tendenza persino a identificarle rimane il fatto che <Dio non può essere tentato dal male ed egli non tenta nessuno> (1, 13). Ma questo non toglie, anzi esige che ciascuno di noi passi attraverso il crogiolo della prova che mette a nudo quali sono le vere preoccupazione e attenzioni del nostro cuore… in una parola le sue tentazioni. Rischiamo infatti di ricordarci più facilmente di ciò che nella nostra vita è stato duro e dimentichiamo spesso la forza che ci è stata data nell’ammollare il pane della tribolazione nel latte della compassione e della benevolenza che lo ha reso ancora più gustoso e nutriente. Come spiega Origene: <i pani che avevano sulla riva precedente non erano più utili ai discepoli passati all’altra riva, per questo i discepoli, nel partire per l’altra riva, avevano tralasciato di portare dei pani e dimenticato di prenderli con loro>1.

Si potrebbe dire, seguendo il ragionamento del dottore alessandrino, che i discepoli hanno fatto bene a partire senza preoccuparsi di prendere del pane avendo con sé il Signore Gesù. Ma noi stessi facciamo esperienza di quanto sia poi difficile credere – una volta lontani dalla sicurezza e dalle opportunità della terra ferma – che veramente non abbiamo bisogno di nulla perché abbiamo tutto con noi, tutto in noi. Lo stesso Origene continua riprendendo la raccomandazione del Signore: <Chi non userà più del lievito dei farisei deve fare un cammino: per prima cosa “vedere” e, per seconda, “stare attento” a che per cecità o disattenzione non si prenda parte al loro lievito proibito>. Proibito è il lievito della sfiducia che fa crescere in noi la paura tanto da farci <ingannare> (Gc 1, 16).


1. ORIGENE, Commento al Vangelo di Matteo, XII, 5.

1 commento
  1. vincenzo ariano
    vincenzo ariano dice:

    Spirito Santo, donaci l’apertura del cuore, che ci libera dall’ansia e ci fa vedere i segni della presenza del Signore Gesù in mezzo noi!

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