Grazia e pace
XXI settimana T.O. –
L’augurio dell’apostolo <a voi, grazia e pace> (1Ts 1, 1) può essere accolto come fosse il riassunto di ciò di cui abbiamo tutti bisogno e di ciò che il Signore ci dona ogni giorno come viatico per la nostra vita. La grazia e la pace, che ci vengono donate, sono il segno di quanto siamo <amati da Dio> tanto da essere stati <scelti da lui> (1, 4). L’inizio di quello che chiamiamo Nuovo Testamento e di cui la prima lettera ai Tessalonicesi è il testo più antico precedente persino alla redazione dei Vangeli, è circonfuso di un’aura di serenità, di entusiasmo, di gratitudine: <Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere e tenendo continuamente presente l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza> (1, 3). A partire da questo testo potremmo dire che il Nuovo Testamento si apre all’insegna di un’ammirazione la quale sembra essere propriamente uno stile con cui si guarda e si valuta il reale a partire da un atteggiamento fondamentalmente positivo e fiducioso.
Le parole dell’apostolo rasentano la lusinga: <La vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne> (1, 8). Al contrario l’atteggiamento dei farisei e dei notabili del tempo di Gesù sembra dominato da una nota di disprezzo verso gli altri che rende il rapporto non segnato da un dinamismo di crescita nella fiducia, ma da un atteggiamento che è al contempo dominato dal disprezzo e dal bisogno di controllo in cui si manifesta una necessità di avere qualcuno che faccia da scena e da pubblico alle proprie esibizioni. Le parole del Signore Gesù sono particolarmente dure non per un disprezzo analogo a quello descritto, ma per l’indignazione che crea il vedere un modo di considerare gli altri con il quale si umilia ogni possibilità di incremento di grazia, di pace, di speranza: <chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare> (Mt 23, 13).
Detto questo il Signore Gesù si lancia in una lunga invettiva che talora raggiunge dei toni particolarmente amari. In realtà la durezza e la chiarezza del modo di argomentare del Signore è un invito a lasciarsi, come i Tessalonicesi, alle spalle i propri <idoli> (1Ts 1, 9), per aprirsi ad un cammino di relazione nella verità della carità. Quello che Paolo evoca con una punta di santo orgoglio <il nostro Vangelo> (1, 5) deve diventare ogni giorno nella concretezza della nostra vita un vangelo vivente.
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