Idolatria

I Settimana T.O. –

Sembra che il Signore Gesù sia imbarazzato dalla potenza di guarigione che risiede in lui e che da lui si dona come acqua pura e abbondante che sgorga da una fonte inesauribile. Mentre lo stupore conquista lo spazio attorno <tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori in luoghi deserti> (Mc 1, 45), questi continuamente si ritira nell’umiltà, nel silenzio, nella coscienza della vulnerabilità e della creaturalità che è la memoria perenne scritta nel deserto come luogo di memoria e di rivelazione. Il Signore ricomincia e vuole ricominciare sempre dal nulla e forse proprio per questo e nonostante la sua riluttanza <venivano a lui da ogni parte> (1, 45). Non così il popolo che leva in alto – troppo in alto – la sua voce presumendo di Dio e per questo viene umiliato e resta sconfitto. Infatti, se l’eco <dell’urlo così forte> (1Sam 4, 6) atterrisce i Filistei, al contempo, li mette in grado di fare appello a tutte le loro forze pur di non essere resi <schiavi degli Ebrei> (4, 9). La conclusione è imprevista e assai dura: <Quindi i Filistei attaccarono battaglia, Israele fu sconfitto e ciascuno fuggì alla sua tenda> e l’annotazione grave: <La strage fu molto grande> (4, 10).

Nel Vangelo, il Signore si mostra di natura diversa e in certo modo assai riluttante davanti ad ogni manifestazione di potenza. I manoscritti antichi non sono concordi sulla lettura di ciò che nelle nostre traduzioni rendiamo con <ne ebbe compassione> (Mc 1, 41) che talora è reso con un secco <si indignò> che si potrebbe rendere ancora meglio con un <si arrabbiò>. Molto probabilmente il fatto che questo lebbroso <lo supplicava in ginocchio> (1, 40) invece di gratificare, mette in serio imbarazzo il Signore Gesù a motivo dell’ambiguità che questo modo di relazionarsi a lui può scatenare. Nella logica di Israele si venera e si adora solo Dio, e questo gesto estremo di supplica, assai comprensibile per la disperazione di quest’uomo rischia di assomigliare all’<urlo così forte> che si leva da Israele che si prepara alla battaglia e che ha troppe parentele con le sottili forme dell’idolatria. 

Tutto questo per il Signore Gesù non è accettabile e soprattutto mette in pericolo il suo modo di farsi manifestazione di una potenza di compassione spoglia di ogni avvenenza e di ogni straordinarietà e in tutto simile a quanto Isaia aveva profetato nella figura del servo umile e sofferente del Signore che si carica umilmente delle nostre sofferenze, prima di scacciarle potentemente. Le parole di Giovanni della Croce possono esprimere bene ciò che sta a cuore al Signore: <O soffio leggero, che sei così fine e delicato, dimmi: come puoi toccare così sottilmente e delicatamente, o Verbo, Figlio di Dio, pur essendo così terribile e potente? O felice, mille volte felice, Signor mio, l’anima che tocchi così delicatamente e dolcemente…>1. Per il Signore Gesù non basta avere pietà, non basta aprirsi alla compassione, ma è necessario farlo in modo che questo nutra la fede e faccia morire di fame ogni tentazione di idolatria.


1. GIOVANNI DELLA CROCE, Fiamma d’amore viva, strofa 2.

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