Misura
XXI settimana T.O. –
Il Signore Gesù non ci lascia nell’indecisione e sbarra la strada ad ogni illusione: <Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri> (Mt 23, 31-32). L’unico modo per uscire da questo turbine che rischia di inghiottire il nostro buon desiderio è di aprirsi ad un modo completamente diverso di vivere in relazione a se stessi e agli altri: <come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di comportarvi in maniera degna di Dio> (1Ts 2, 12). La <maniera> degna di Dio che ci fa suoi figli è il non avere misura non solo nel compiere il bene, ma nel compierlo nel modo più generoso e con la dedizione più assoluta: <Vi ricordate, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio> (1Ts 2, 9).
Se si entra in questa logica di scambio di doni, allora non è possibile cadere nella trappola del calcolo che si fa automaticamente ricerca del comodo. Il primo segno di essere scivolati in questa tendenza è l’incapacità a prendersi le proprie responsabilità senza scaricare sugli altri ciò che, in ogni modo, almeno in parte, dipende dalla nostra scelta e dal nostro impegno. L’invettiva del Signore Gesù continua con una certa forza, ma non ha come scopo quello di spaventarci, ma piuttosto quello di svegliarci dal sonno dell’ipocrisia che ci fa scivolare nella morte interiore tanto che, pensando di costruire tombe e mausolei, diventiamo noi stessi dei <sepolcri imbiancati> (Mt 23, 27). La descrizione che ne fa il Signore non manca certo di efficacia: <all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume>!
In realtà, l’immagine non è solo efficace, ma è pure alquanto inquietante tanto da non ammettere nessuna giustificazione a posteriori richiedendo, invece, una presa di posizione che stia alla base di scelte precise che siano dominate dalla piena disponibilità a dare la propria vita piuttosto che limitarsi a sottilizzare sul <sangue> (23, 30) già versato. Le parole del salmo esprimono bene in cosa consista la sfida di una misura così piena di consapevolezza che sia capace di animare scelte chiare, consapevoli, concrete con cui lottare contro il virus dell’ipocrisia: <Dove andare lontano dal tuo spirito? Dove fuggire dalla tua presenza?> e ancora <nemmeno le tenebre per te sono tenebre e la notte è luminosa come il giorno> (Sal 138, 11-12).
Le apparenze, infatti, possono anche dare buona coscienza, ma la buona coscienza viene da un cuore sincero e buono. L’apostolo Paolo si è presentato alla comunità di Tessalonica in tutta verità tanto da ricordare che <l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti> (1Ts 2, 13) e se la lasciamo realmente operare, allora sarà capace persino di trasformare il <marciume>.
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