Prego…
XXII Domenica T.O. –
L’attitudine che il Signore Gesù ci invita ad assumere in tutti gli ambiti della nostra vita è quella di un’educazione piena di attenzione sincera all’altro. Questa educazione semplice e necessaria si esprime in una parola come quella che si usa mentre si invita qualcuno ad entrare in un ambiente o a prendere cibo: <prego…!>. In questa parola potrebbe nascondersi una semplice e persino falsa gentilezza, oppure il desiderio sincero di dare la precedenza all’altro per potergli manifestare tutta la gioia di stare con lui e di godere della sua compagnia. Siamo preoccupati del posto che occupiamo o siamo felici di ritrovarci attorno alla stessa mensa ove risulta chiaro, aldilà di tutte le apparenze, il fatto che siamo tutti uguali davanti al cibo, come davanti al mistero della vita e della morte. Per questo il Siracide esorta vivamente: <Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore> (Sir 3, 17)
La liturgia di oggi, nonostante le apparenze, non parla tanto di noi, quanto del Signore Gesù! Il versetto che introduce la pericope evangelica è di somma importanza per comprendere il resto. Siamo in giorno di <sabato> (Lc 14, 1) e il Signore Gesù viene invitato a pranzo in casa di un fariseo e tutti stanno ad osservarlo. La consuetudine vuole che ciascuno occupi il suo posto in considerazione del proprio e dell’altrui rango. Ecco perché tutti stanno ad osservare – come già in altre occasioni e in particolare in giorno di sabato – quale sarà il posto che il Signore andrà ad occupare…così da desumere quale posto voglia occupare per desumere così quale sia l’autocoscienza riguardo alla propria identità e alla propria missione. Per gli astanti è di certo assai difficile comprendere che la coscienza chiara di essere <mediatore dell’alleanza nuova> (Eb 12, 24) non ha nulla a che fare con la ricerca affannosa – e talora così patetica – di un posto d’onore che umili gli altri.
Al contrario delle aspettative e delle consuetudini, il Signore Gesù sembra restare in piedi e manifestare chiaramente di non voler occupare nessun posto! Ancora una volta, attraverso una parabola, il Maestro svela e smaschera quello che forse i suoi co-invitati si aspettano e temono: scegliere un posto troppo onorevole per doverlo vergognosamente cedere ad un altro, oppure fare di tutto per essere preferiti e onorati davanti a tutti… cosa che però non è assolutamente così certa. Inoltre, il Signore Gesù si rivolge direttamente a colui che lo ha invitato e, indirettamente, lo ringrazia, per averlo onorato di essere suo commensale e suo ospite proprio perché lo ha ritenuto alla pari degli <storpi, ciechi, zoppi…> (LC 14, 13) i quali non possono ricambiare. Quello è il posto di Gesù: tra quelli che non possono ricambiare! L’unica volta che il Signore invita a cena qualcuno è per dire che la sua vita è tradita e offerta come una burla. Sì, oggi Gesù non parla di noi, parla di se stesso e dice ad ogni uomo e donna: <prego, dopo di lei…>!
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