Svegli e svelti
I Settimana T.O. –
La prima giornata pubblica di Gesù non è per l’evangelista Marco solo un resoconto, bensì una sorta di riassunto preparatorio di tutto il suo Vangelo. Alla fine di questa giornata possiamo portare dentro di noi tutti gli aspetti e gli elementi del mondo con cui il Signore Gesù ci rivela il volto misericordioso e pietoso del Padre. Così commenta Guigo il certosino: <Non bisogna passare sotto silenzio tale mistero che ci riguarda tutti. Lui, il Signore, il Salvatore del genere umano, offre nella sua persona un esempio vivo: solo, nel deserto, si dedica alla preghiera e agli esercizi della vita interiore – il digiuno, le veglie, e altri frutti di penitenza – superando così le tentazioni dell’Avversario con le armi dello Spirito>1. Laddove i discepoli sono presi dalla tentazione di pensare di essere loro a ricordare al Maestro i suoi doveri: <Tutti ti cercano> (Mc 1, 37), il Signore ci ricorda che da lui noi siamo chiamati ad imparare a farci carico delle sofferenze e dei bisogni degli altri senza dimenticare che la fonte di questa disponibilità, piena e intelligente, non può che fluire, come per il piccolo Samuele chiamato a divenire profeta in Israele, dall’umile e docile ascolto.
Se è vero che il Signore Gesù si rivela come taumaturgo e maestro, rimane ancora più vero che egli si pone nella linea dei profeti il cui primo aspetto caratteristico è quello di rimanere svegli ad ogni tocco e ad ogni appello senza presumere di sé; eppure, così capaci di archiviare i propri preconcetti e i propri programmi: <Parla, perché il tuo servo ti ascolta> (1Sam 3, 18). Il Vangelo ci ricorda che il Cristo è venuto per avvicinare la nostra umanità ferita, per sollevarla. Ma non dimentica Colui che lo ha inviato: continuamente guardiamo i nostri fratelli e sorelle in umanità, continuamente leviamo gli occhi del nostro cuore al Padre perché possiamo veramente vedere. Gesù si leva di buon mattino <quando era ancora buio> (1, 35) proprio come avverrà al mattino di Pasqua. Come all’aurora pasquale le donne cercano il Signore fino a trovarlo, così ciascuno di noi è chiamato a non smettere di cercare e di interpretare i piccoli segni – un po’ trasognati come quelli avvertiti dal giovane Samuele – per non assopirci nell’abitudine all’assenza di Dio e invece, continuamente, risvegliarci ed alzarsi – come Samuele e come la suocera di Simone – per ascoltare e per servire.
La prima giornata di Gesù così come ci viene presentata e raccontata da Marco è in realtà lo specchio di ogni nostra giornata chiamata a lasciarsi rischiarare dal passaggio del Signore. La notte in cui Samuele percepisce senza capire subito l’appello di qualcosa che richiede attenzione può ben significare ogni nostra notte di incertezza e di stanchezza in cui, nonostante tutto, <la lampada di Dio non era ancora spenta> (1Sam 3, 3). Ogni notte e ogni giorno possiamo e dobbiamo ricominciare a sperare senza lasciarci bloccare accettando l’<altrove> (Mc 1, 37) della notte che verrà e dal cui seno un altro giorno sorgerà.
1. GUIGO IL CERTOSINO, Meditazioni, 1, 49.






Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!