Il tuo nome è Profeta, alleluia!
II settimana T.P. –
Vi è sempre qualcosa che <avanza> nella nostra conoscenza del mistero di Cristo e che ci porta sempre un po’ più oltre di ogni esperienza già vissuta e di ogni intuizione già avvertita. Molto abbiamo da imparare dalla saggezza delicata e al contempo così virile di Gamaliele che si fa oggi anche nostro maestro rammentandoci che l’unico vero guaio nella nostra vita potrebbe essere quello di ritrovarsi, magari con l’intenzione di dare una mano a Dio, addirittura di <combattere contro Dio> (At 5, 39). La riflessione di un teologo contemporaneo ci può illuminare su quella che è la posta in gioco della nostra vita di discepoli: <La certezza della risurrezione trasfigura tutta la nostra vita e nella sua luce rinnova i rapporti umani. Essa ci richiama ad una conversione sempre più profonda che esige da parte nostra una dilatazione del cuore a misura di quello di Cristo e ci invita ad incontrare i fratelli in modo personale… proprio come siamo chiamati ad incontrare Dio>1.
La lunga vita di Gamaliele e la sua continua meditazione sulla storia della salvezza, unitamente all’attenta considerazione di quelle storie che della salvezza sono remoti ingredienti, gli ha insegnato ad avere occhi per le persone per non lasciarsi accecare dalle precomprensioni e dagli automatismi interpretativi. Sarà necessario un lungo cammino a uno dei discepoli eminenti di Gamaliele per arrivare ad intuire il punto di vista del maestro, ben oltre gli insegnamenti accademici. E, se è stato difficile per Saulo di Tarso, possiamo ben mettere in conto che non sia tanto facile neanche per noi che ci ritroviamo sempre come la folla affamata e bisogno per cui il Signore moltiplica il pane fino a farne avanzare. La conclusione del Vangelo di quest’oggi è una professione di fede semplice, ma chiara: <Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!> (Gv 6, 14).
Eppure, sembra proprio che questa professione non sia sufficiente, anzi, rimane persino ambigua se non converte e <rinnova i rapporti umani>. Per la folla sembra di aver trovato la soluzione ai propri problemi di sostentamento e, invece, il Signore Gesù non vuole risolvere, ma vuole rinnovare. Il suo gesto di moltiplicazione e di condivisione non è magico, ma è profondamente umano: parte dal suo sguardo attento verso i bisogni della folla e passa attraverso la disponibilità di quel ragazzo a mettere a disposizione quello che ha senza trattenerlo per se stesso. In questo modo il Signore ci svela in cosa consista la profezia: uno sguardo attento nel leggere i bisogni e un cuore disponibile a lasciarsi coinvolgere personalmente nei bisogni. In questo Gamaliele si rivela anch’egli un profeta perché capace di immaginare uno spazio per l’opera di Dio che non si può e non si deve controllare ma piuttosto dilatare per evitare sempre e in ogni modo di <combattere contro>. Come dimenticare che l’unzione battesimale fa di noi dei profeti secondo il cuore di Cristo Signore?!
1. M. J. Le GUILLOU, Chrétiens dans le monde, Mame, Paris, 1992, p. 133.





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