Il tuo nome è Capo, alleluia!

II settimana T.P. 

Le parole di Pietro sono chiare, nitide e non ammettono interpretazioni riduttive a motivo di una falsa e subdola sudditanza della coscienza cui il Sinedrio vorrebbe costringere gli apostoli: <Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati> (At 5, 31). Il Cristo è il capo del corpo che noi siamo chiamati a diventare e in cui possiamo sperimentare ciò che sta al cuore della stessa vita del Signore Gesù rendendola estremamente feconda a motivo di un amore che è il vero e unico segreto della sua vita: <il Padre ama il Figlio> (Gv 3, 35) Come insegna ed esorta Simeone il Nuovo Teologo: <Siate certi, fratelli, che nulla è favorevole alla nostra salvezza quanto l’osservanza dei divini precetti del Signore. Ci vorrà tuttavia molto timore, molta pazienza e perseveranza nella preghiera perché ci sia rivelato il significato di una sola parola del Maestro, perché conosciamo il gran mistero nascosto in ogni sua minima parola, e occorrerà che siamo pronti a dare la nostra vita per non lasciare cadere un solo segno dei comandamenti di Dio>1.

Tra le parole che il Signore ci dona, certo, quella che oggi riceviamo nel vangelo ha un peso di rivelazione particolarmente significativo non solo perché ci permette di comprendere un po’ meglio il mistero di Dio, ma perché ci aiuta a capire come lo stesso mistero della nostra esistenza trova il suo orientamento profondo nella scoperta che all’origine e alla fine della nostra esperienza c’è un Padre che sempre – anzi per sua stessa natura – <ama il Figlio> e ama nel Figlio tutti i suoi figli. L’annuncio di Pietro ricorda a ciascuno di noi che il Risorto è nostro <capo e salvatore> e questo proprio per darci la gioia di sperimentare quel perdono che rifonda la nostra vita e la rende una vita salvata e non un’esistenza precaria.

Il dialogo serrato che si svolge nella notte tra Nicodemo e il Signore Gesù riguarda ciascuno di noi e tocca intimamente e fortemente la nostra capacità e volontà di aprire la nostra vita ad una dimensione sempre più ampia indicata dalle parole del quarto evangelista: <Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra> (Gv 3, 31). In una parola si tratta di decidere a chi vogliamo appartenere e questa scelta comporta il sapere a chi vogliamo obbedire. Gli apostoli di dimostrano capaci di questa scelta malgrado le conseguenze di questa presa di posizione: <Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini> (At 5, 29). Obbedire nel linguaggio biblico non è un’attitudine militaresca bensì la rivelazione di una disposizione profonda alla relazione che, al di fuori della libertà e del suo generoso e sereno esercizio, non sarebbe più se stessa.


 1. SIMEONE IL NUOVO TEOLOGO, Catechesi, 3.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *