Guai
XV Settimana T.O. –
Le parole del profeta Michea ben si addicono a commentare ciò di cui ci parla il Vangelo: <Guai a coloro che meditano l’iniquità e tramano il male sui loro giacigli; alla luce dell’alba lo compiono perché in mano loro è il potere> (Mi 2, 1). Dopo tutto quello che il Signore ha insegnato con la sua parola e ha rivelato con la sua misericordiosa compassione, la conclusione è alquanto triste: <i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire> (Mt 12, 14). La reazione del Signore non è di continuare a discutere, bensì quella di prendere le distanze e di uscire dal chiuso della sinagoga e delle sue adiacenze non solo logistiche, ma pure mentali e spirituali per dilatare ulteriormente il suo campo d’azione. Per riprendere le parole di Michea potremmo parafrasare dicendo: Guai a coloro che vorrebbero costringere a reagire per poter annientare! Al contrario il Signore Gesù non si smentisce e continua ad incarnare la piena rivelazione del volto e del cuore di Dio modellandosi sulla figura del servo: <Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia> e la conclusione manifesta la particolarità dell’annuncio: <nel suo nome spereranno le nazioni> (12, 19-21).
Ciò che sta a cuore al Signore Gesù non è di trionfare o almeno di non essere troppo umiliato nella sua sempre più acerbata discussione con i farisei e i notabili, ciò che interessa è di aprire comunque uno spazio di speranza che sia fruibile per tutti coloro che volessero usufruirne: <Gesù, però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo> (12, 15-16). Il suo ministero terapeutico non è dimostrativo della sua potenza nei confronti dei suoi avversari, ma è un’opportunità donata a quanti nella vita rischiano di avere meno opportunità di altri. E soprattutto sta a cuore al Signore Gesù di non coinvolgere possibilmente nessuno nella propria disgrazia nei confronti di quanti detengono il potere. Il Signore Gesù è <servo> (12, 18) fino in fondo facendo della propria vita una discreta custodia di ogni fragilità e di ogni debolezza.
La <giustizia> che il Signore Gesù annuncia non ha niente a che vedere con la “giustizia” difesa dagli scribi e dai farisei spesso e volentieri a loro vantaggio, ma è la capacità di essere giusti nei confronti della realtà e della sofferenza di ogni uomo e donna che incontra sulla sua strada. Chissà se interiormente il Signore ha ruminato le parole del profeta per trovare la forza di una fedeltà ad ogni fragilità che non si lascia intimidire da nulla e da nessuno: <Ecco, io medito contro questa genìa una sciagura da cui non potranno sottrarre il collo e non andranno più a testa alta, perché sarà un tempo di calamità> (Mi 2, 3). Il giudizio di Dio trionfa in Gesù non come accusa, ma come compassione di un medico che delicatamente accompagna ciascuno nel proprio percorso di guarigione anche quando, come nel caso dei farisei, si sceglie di non farsi curare continuando a coltivare l’illusione di essere sani.






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