Rugiada
XV Settimana T.O. –
La parola profetica di Isaia: <Sì, la tua rugiada è rugiada luminosa> (Is 26, 19) si fa volto e voce nella persona del Signore Gesù ed è un volto, un tratto, un tono assai <dolce> e infinitamente <leggero> (Mt 11, 30). Ciò che rende sicuro il riposo e leggero il fardello di essere uniti intimamente a Cristo collaborando alla sua missione di dissodare le terre dei cuori per il seme del Vangelo, è la promessa che egli sarà presente, discretamente e profondamente presente alla nostra vita. Seguire Gesù significa seguirlo così da vicino – come avviene appunto secondo l’immagine evocata dal detto del Signore – tra due buoi aggiogati è la certezza di trovare sollievo non in un meno di fatica, ma in un più di compagnia. La <rugiada luminosa> di cui parla il profeta è la presenza accanto a noi del Signore che non cambia nulla delle nostre fatiche; eppure, le rende più vivibili.
Se è questo il volto di Dio per noi in Cristo Gesù, allora siamo chiamati a vivere altrettanto per i nostri fratelli imparando ed amando di essere sempre meno grandine gli uni per gli altri e sempre più rugiada. Allora l’invito del Signore risuona in tutta la sua profonda bellezza: <Venite a me> (Mt 11, 28). A questo invito così accorato da essere dolcissimo dovrebbe rispondere e corrispondere da parte nostra lo stesso sentimento di cui ci parla il profeta: <al tuo nome e al tuo ricordo si volge tutto il nostro desiderio> (Is 26, 8). Il nostro cuore è come una <donna incinta che sta per partorire e si contorce e grida nei dolori> (26, 17) in attesa di dare alla luce la verità di se stessi in una mitezza e in una umiltà continuamente non solo ritrovate, ma ridonate con una semplicità e una gioia veramente contagiose.
Ciò da cui vuole sollevarci il Signore Gesù è l’idea di dover accedere al dono della salvezza penando sotto un gioco massacrante di doveri e di costrizioni. Proprio la relazione con il Signore Gesù, la possibilità di posare il proprio sguardo sul suo volto, mite e festoso, ci permette di recuperare uno sguardo sereno su Dio capace di ridonarci uno sguardo più che sereno su noi stessi come pure sulle nostre relazioni. Scoprire che chi è aggiogato a noi, in realtà, ci aiuta a fare meno fatica, significa trasformare il tempo – non sempre facile e gratificante – del lavoro un’occasione per rinsaldare i legami e un modo per riconciliarsi profondamente con la legge della terra che, in ultima analisi, è la nostra madre ed è l’ambito che ci permette di essere parte della vita. Il Signore Gesù non ci libera dal giogo dandoci l’impressione di una tanto falsa quanto impossibile libertà, ma si pone accanto a noi così da trasformare il peso della costrizione in sollievo della reciproca fiducia che è il primo passo per entrare in un dinamismo di giustificazione non attraverso le opere, ma in una fede semplice e serena. Per questo risuona la parola del profeta; <Ma di nuovo vivranno i tuoi morti. I miei cadaveri risorgeranno! Svegliatevi ed esultate voi che giacete nella polvere> (Is 26, 19).





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