Indulgenza

XVI Domenica del T.O. –

Indulgenza

Nonostante tutto il buon grano dentro di noi e attorno continua a crescere. Uno dei segni caratteristici del modo di crescere del seme che viene da Dio è la sua liberà di crescere nonostante tutti gli impedimenti e le difficoltà. La reazione del padrone al disagio allarmato dei suoi servitori è emblematica: <Lasciate che l’una e l’altra crescano insieme> (Mt 13, 30). Il padrone ha una doppia consapevolezza: egli stesso <ha seminato del buon seme nel suo campo> e sa altrettanto bene che <Un nemico ha fatto questo> (13, 28). Il padrone conosce bene il seme che ha fatto cadere nella terra e non teme la <zizzania>, soprattutto non lascia impressione e impanicare col rischio di fare proprio il gioco del <nemico>. La parola dell’apostolo è illuminante: <colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio> (Rm 8, 26).

La prima lettura ci porta direttamente al cuore dell’attitudine divina che deve diventare pure la nostra stessa attitudine nei confronti delle scelte importanti della vita: <tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza> (Sap 12, 18). L’indulgenza divina non ha nulla a che vedere con la debolezza che dimissiona davanti al male. Al contrario è una forma di <potere> che si erge come un muro contro <l’insolenza> (12, 17) del male. Tutto ciò diventa una regola imprescindibile: <il giusto deve amare gli uomini> (Sap 12, 19). Amare talora significa attendere e pazientare senza fare nulla per far sì che tutto accada.

La mietitura è la fine del mondo, quando a mietere saranno gli angeli: non è l’uomo che miete, non siamo noi ad essere garanti della riuscita finale delle nostre stesse opere: se c’è un pericolo di indifferenza e di superficialità nondimeno c’è pure il pericolo di un eccesso di responsabilità. L’uomo semina, cura, ma non sta a noi di decidere il tempo della mietitura. Dunque, mentre i servi avrebbero voluto dichiarare guerra alla zizzania, il padrone non può, non vuole, perché anche un solo chicco di grano ha diritto ad essere custodito integralmente e fino in fondo. La logica del padrone è quindi quella di prendersi cura anche dell’ultimo chicco di grano: ogni barlume, ogni scintilla, ogni pezzetto di bontà possibile va custodito a costo di sopportare il male per tutta una vita. Se non si può rischiare di perdere nulla di noi stessi, a maggior ragione non possiamo pensare di perdere nessuno (cfr. Gv 17, 12). Come spiega Anselm Grün:

Solo se il buon grano e la zizzania crescono insieme, il primo fiorirà. Tuttavia non possiamo strapparla via. Nella profondità della nostra anima vi è la tendenza a liquidare tutti i nostri lati imperfetti. Allora la nostra anima non porta più frutto e non può più crescere nemmeno il bene. Ci vuole molta pazienza a pacatezza per lasciar procedere in noi le due dimensioni. E occorre essere liberi dall’obbligo interiore di dover giudicare tutto. Rinuncio a giudicare il buon grano e la zizzania. Li lascio crescere e affido a Dio, il signore del mondo, il giudizio sui due aspetti 1.


1. A. GRÜN, p. 77.

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