Piaghe
S. Brigida –
La scelta liturgica della prima lettura per questa festa ci obbliga e meditare sulla figura di Brigida all’insegna di una vita completamente vissuta <per Dio> (Gal 2, 19) che esige il primo passo di essere <morto alla Legge> nel senso di saper superare tutto ciò cui da una vita siamo abituati. Brigida, la cui vita si potrebbe accostare alla figura biblica di Giuditta – vedova bella e ricca – non manca di niente e persino ciò che la vita le ha tolto, un marito, diventa per lei un’opportunità più che un impedimento per poter vivere una vita secondo il suo cuore davanti a Dio nella preghiera e, nel momento del bisogno, sapendo mettere a repentaglio la propria vita per farsi carico delle necessità del suo popolo. Anche Brigida è una donna ricca e bella, a cui non manca nulla e che proprio perché conscia che non le manca nulla accetta di farsi povera e pellegrina per portare <molto frutto> (Gv 15, 8) nella piena e chiara coscienza dell’azione divina che davanti a <un tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto> (15, 2).
Ciò che cambia o più precisamente dà alla vita di Brigda quel pizzico di sale in più che la rende per tutti una luce è la meditazione del mistero pasquale di Cristo Signore e, in particolare la meditazione sulle sue piaghe gloriose. Brigida apprende alla scuola della croce come ogni ferita può diventare feritoia da cui passa un raggio di luce ancora più grande che può rischiarare e riscaldare la vita di quanti rischierebbero di essere schiacciati dal peso di una vita troppo piagata e poco gloriosa. Additando Brigida come co-patrona d’Europa, la Chiesa prega e spera che i nostri popoli del vecchio continente siano capaci di farsi ancora e sempre di più, ambito in cui germina, fiorisce e fruttifica la novità del Vangelo. Novità, nella logica del Vangelo significa sempre un amore più grande anzi più ampio, una sensibilità alle sfide del proprio tempo sempre più profonde e mai un bisogno di arroccarsi o di contrapporsi.
Da Brigida inoltre possiamo e dobbiamo imparare un modo ardente di essere Chiesa e di essere nella Chiesa. Non esitò a farsi –come Caterina e altre donne in ogni tempo –animatrice di una rinnovato amore per la Chiesa e in particolare per il segno della sua unità che è il Vescovo di Roma con grande delicatezza ma pure con indomita chiarezza. La Chiesa, infatti, non è un dono per se stessa ma è un dono di grazia e un sacramento di salvezza per il mondo per cui ha la responsabilità di essere sempre più se stessa e di non ripiegarsi mai su se stessa. La meditazione amorosa <nella contemplazione della passione> come troviamo nella Colletta di oggi, della passione amorosa di Cristo fa percepire a Brigida – come a tante altre mistiche medievali – la forza del sangue. Lei che in quanto madre di otto figli ne conosce i percorsi più segreti e più sublimi, dopo la morte dell’amato marito, dilata ancora di più la conoscenza del sangue dilatando la sua maternità, radicalizzando la sua sponsalità, non abdicando alla sua libertà vedovile.





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