Mossi
XXXI Settimana T.O. –
Le parabole che il Signore Gesù ancora una volta racconta al nostro cuore sono come quelle notissime fiabe che i bambini desiderano ascoltare persino subito dopo averle di nuovo gustate: non solo ci fanno bene, non solo ci fanno sentire meglio, ma sono capaci di rimettere in cammino la nostra vita con una voglia rinnovata di vivere e di far vivere bene noi stessi e gli altri. L’apostolo Paolo direbbe a questo punto toccandoci nel vivo del nostro desiderio: <i veri circoncisi siamo noi, che celebriamo il culto mossi dallo Spirito di Dio e ci vantiamo in Cristo senza porre fiducia nella carne> (Fil 3, 3). Se queste parole di Paolo radicano nel cammino difficile di comprensione reciproca tra credenti provenienti o rimasti nel Giudaismo e di quanti vengono dai Gentili, la circoncisione resta un simbolo forte che rimanda a tutto ciò che rischia di essere talmente identitario da diventare, con tutte le migliori intenzioni, discriminatorio e pregiudiziale.
Il Signore Gesù con i suoi gesti di accoglienza assoluta ci indica i modi con cui offrire a Dio il culto di una vita in cui si rifletta limpidamente il suo amore e la sua volontà e lo fa, in modo indimenticabile, con le parabole che leggiamo nella liturgia odierna e che sono inseparabili da quella del cosiddetto figliol prodigo. I santi padri non hanno dubbi: <Quell’uomo che aveva cento pecore è Cristo, il pastore buono, il pio pastore che in Adamo, come in un’unica pecora, aveva compreso tutto il gregge del genere umano e lo aveva collocato tra i prati del paradiso nei pascoli della vita. […] Cerchiamo in cielo colui che ci ha cercato sulla terra; egli ci innalzò fino alla gloria della sua divinità, e noi portiamolo nel nostro corpo con tutta santità>1. Pietro Crisologo con il suo commento ci porta al cuore di ciò che la misericordia del Padre in Cristo ci ha svelato e donato: siamo ormai in grado di cercare colui che, per primo, non solo e venuto a cercarci, ma è stato pure capace di trovarci… forse persino di scovarci.
Se abbiamo fatto quest’esperienza di grazia, allora non possiamo che a nostra volta essere <mossi> (Fil 3, 3) da quello stesso Spirito e dai medesimi sentimenti che furono di Cristo Gesù che non può assolutamente sopportare l’atteggiamento esclusivo ed escludente dei farisei: <Costui accoglie i peccatori e mangia con loro> (Lc 15, 2). I farisei – e noi con e come loro – fanno una fatica enorme a comprendere la grammatica della misericordia dopo essersi sforzati per tutta la vita e con impegno ammirabile di studiare l’enciclopedia della giustizia. Eppure, il Signore non si arrende e per questo <disse loro questa parabola> (15, 3) che in realtà è la sua stessa vita, il suo modo di assumere la nostra carne senza <avere fiducia nelle carne> (Fil 3, 4) per poter conservare e approfondire la fiducia nell’uomo come quella <donna> (Lc 15, 8) che non si dà pace finché non ritrova la moneta perduta. Del resto, si cerca ciò che si ama, si ricerca ciò di cui si ha bisogno per vivere e talora persino per sopravvivere. Se non ci cerchiamo fino a ritrovarci è segno che non riteniamo i fratelli – primi fra tutti <i pubblicani e i peccatori> sono i nostri fratelli primi – importanti per la nostra vita… altrimenti ci saremmo già <mossi> da tempo.
1. PIETRO CRISOLOGO, Discorsi, 168, 4-6.





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