Rifiorire

Rifiorire

5 Novembre 2022/

XXXI settimana T.O.

La parabola diventa insegnamento e, come sempre avviene, per alcuni è una profonda consolazione, mentre per altri rischia di essere motivo di turbamento mascherato con il farsi <beffe> (Lc 16, 14) per evitare di lasciarsi interpellare. Di tutto ciò che il Signore insegna ai suoi discepoli troviamo una sorta di attuazione esistenziale nell’esperienza di Paolo che, scrivendo ai Filippesi, riconosce loro il merito di essere stati nei suoi confronti animati da una particolarissima dolcezza e benevolenza, così profonda e vera da essere capace di <rifiorire> (Fil 4, 10) ad ogni occasione. Il Signore si fa egli stesso interprete della parabola e mette insieme una serie di provocazioni che, di certo, raggiungono il massimo quando si rivolge direttamente ai farisei con queste parole: <Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole> (Lc 16, 15).

L’evangelista annota accuratamente che i farisei <erano attaccati al denaro> (16, 14). Questo attaccamento è cifra di tutti quegli attaccamenti – talora meno appariscenti, ma non meno pericolosi – che non permettono al cuore dell’uomo di servire con fedeltà e con gratuità. Madeleine Delbrêl così annota con la sua consueta profondità di comprensione e di espressione: <Non possiamo farci poveri, solo Dio può farci questo dono. Lui solo può dare al celibato “lo spirito di solitudine” per il Regno dei cieli; lui solo può fare di un rassegnato un obbediente; lui solo può fare di un poveretto un povero>1. Così la parola del Signore Gesù rivolta ai discepoli diventa più chiara: <Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti> (16, 10). La nostra vita di discepoli comincia e, non raramente, si esaurisce nelle piccole cose di ogni giorno, eppure è proprio nel tessuto quotidiano della vita che si manifesta la nostra capacità di <servire> e di non cercare altro che <servire> (16 13).

L’apostolo Paolo ci ricorda che la cosa più importante per i discepoli è quella di essere capaci di far circolare l’amore nella forma di un’amicizia che si prende cura, ma che va ben oltre la cura: <Non è però il vostro dono che io cerco, ma il frutto… ho il necessario e anche il superfluo> eppure riconosce che i doni <sono un piacevole profumo… che piace a Dio> (Fil 4, 17-18), ma che piace anche a noi. Allora non ci resta che accogliere con riconoscenza e con un certo piacere la parola con cui il Signore ci chiede di essere audaci e intraprendenti: <Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché quand’essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne> (Lc 16, 9). E il primo segno di quello che vivremo nelle dimore eterne è che la nostra vita e quella degli altri possa e sappia ogni giorno <rifiorire>.

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