Parabola grande!
XXIX Settimana T.O. –
Nella prima lettura come pure nel salmo responsoriale e nel Vangelo che la liturgia ci offre per questa giornata, compaiono l’uomo e la donna come cifra dell’umanità – ciascuno di noi ne è una sorta di piccolo riassunto – alla ricerca della propria pienezza e della propria fecondità. Da parte sua il Signore Gesù non esita ad affidare la spiegazione della realtà misterica del <regno di Dio> (Lc 13, 18) proprio a <un uomo> (13, 19) che semina un <granellino di senape> e ad <una donna> (Lc 13, 21) che <mescolò> un po’ di lievito in <tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata>. Aldilà delle nostre particolari scelte di vita e ben aldilà di ciò che la vita ci permette o ci costringe a realizzare o a cui – nostro malgrado – ci obbliga a rinunciare, è proprio la parabola dell’amore tra uomo e donna ad essere capace di dire il massimo delle possibilità – <il mistero grande> – in cui ciascuno di noi è chiamato ad entrare <in riferimento a Cristo e alla Chiesa> (Ef 5, 32). Questo mistero certo ha anche le sue regole di comportamento ed esige sempre un minimo di struttura “gerarchica” e di obbedienza reciproca. Ma tutta questa organizzazione è finalizzata alla crescita nell’amore che si esprime nella dedizione: <perché chi ama la propria moglie ama se stesso> (5, 28).
Ecco la rivoluzione in cui Signore ci vuole fare entrare: amare non è un segno di attenzione per l’altro ma è una forma – la migliore e la più promettente – di cura di se stessi: <nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa poiché siamo membra del suo corpo> (5, 29-30). Molte difficoltà e tragedie relazionali forse potrebbero essere risolte in radice se si smettesse di voler amare l’altro perché ne ha bisogno per cominciare tutto daccapo: riconoscere di amare l’altro perché ne ho bisogno e lo desidero con tutto il cuore. Se si entrasse in questa logica meno “caritativa” e più evangelica, la risposta o il rifiuto diventerebbero così molto relativo e la pace del cuore ben più facile e grande.
Ben aldilà del nostro stato di vita o della nostra situazione esistenziale rimane l’essenza del nostro essere più profondo che – in quanto uomini e donne – ci abilita a seminare e ad impastare nella fiducia che il seme – pur piccolissimo – e il lievito – sempre minimale – fanno il loro cammino dando un risultato ben al di sopra di ogni aspettativa e ben più bello di ogni pur difficile inizio. Il regno di Dio è simile ad un uomo e ad una donna! Ecco la parabola grande della vita, ecco l’orizzonte di una vita grande come parabola! Ciascuno di noi in quanto uomo e donna è simile al regno di Dio e, se siamo noi stessi fino in fondo, allora si potrà già dire: <il regno di Dio è in mezzo a voi> (Lc 17, 21) senza nessuna necessità che sia grande e che sia visibile, l’essenziale è che ci abiti profondamente persino a nostra insaputa.






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