Riflettere
XXXII Domenica del T.O. –
La parola della sapienza ci ricorda in apertura dell’ascolto di questa domenica che <riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta> (Sap 6, 15). La parabola che il Signore Gesù ci racconta quest’oggi non vuole essere, di certo, descrittiva di quello che avverrà al suo ritorno per la fine dei tempi, ma un modo per aiutare ciascuno di noi a riflettere sul come stiamo organizzando la nostra vita. All’invito della prima lettura a riflettere corrisponde quello del Signore Gesù che conclude la parabola così: <Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora>
La domanda si fa forte: in che cosa consiste la sapienza? Che cosa distingue in realtà e profondamente le vergini sagge da quelle stolte? Analizzando da vicino il testo della parabola ecco che ci rendiamo conto di come ciò che rende sagge la metà delle vergini non è la resistenza al sonno; infatti, <si assopirono tutte e dormirono> (Mt 25, 5) ma il particolare secondo cui <le sagge insieme alle lampade presero pure dell’olio in piccoli vasi> (Mt 25, 4). La sapienza sembra così consistere nella capacità di prepararsi al peggio e, soprattutto, la sapienza è sapere in anticipo, che le cose potranno andare per le lunghe cosicché <lo Sposo tardava> (Mt 25, 5): le vergini sagge sono coloro che hanno un rapporto giusto con il tempo mentre delle stolte possiamo dire che sono superficiali e, per certi aspetti, si lasciano prendere da un incauto ottimismo… senza fondamento e assai rischioso. Detto questo sembra proprio di poter arguire che la sapienza consista nell’imparare ad avere un rapporto giusto – ri/conciliato – con il tempo e, soprattutto, con i contrattempi e ritardi – con relative delusioni – che non mancano mai nella vita. Tutti noi siamo vergini che attendono lo Sposo, e a tutti noi è stata affidata come una lampada la nostra vita nel corpo e nello spirito. Ma perché la lampada funzioni è necessario il nostro impegno e la nostra lungimiranza. La cosa importante – decisiva – non è avere o meno la lampada ma che questa sia accesa: che sia veramente e fino in fondo se stessa. Non raramente corriamo il rischio di essere presi dalla paura che ha attanagliato le cinque vergini: il pericolo che la lampada si spenga. Tutti infatti corriamo il pericolo di spegnerci e quindi di non essere visti e accolti dallo Sposo al suo arrivo: <e la porta fu chiusa> (Mt 25, 10).
Ma è ben giusto che la porta venga chiusa perché solo così all’interno ci sarà quell’intimità e quel calore che fa la festa. Beati quelli che saranno all’interno! Si potrebbe così sentire tutta la dolcezza di una frase che ci fa normalmente paura: <e la porta fu chiusa> e così <saremo sempre con il Signore> (1Ts 4, 17). Stupendo destino a cui siamo chiamati. Meraviglioso destino che siamo invitati a preparare come le donne nella sera più triste <tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati> (Lc 23, 56). Saranno proprio questi aromi il motivo del loro andare di buon mattino alla tomba dove invece di ungere <il corpo del Signore> (Lc 24, 3) potranno stringere i suoi <piedi> (Mt 28, 9) per adorarlo. Per entrare in relazione profonda e vitale col Signore e godere della sua presenza dobbiamo essere non spenti ma accesi e ben provvisti dell’olio che è lo Spirito il quale – nel battesimo e nella confermazione – è stato appunto infuso attraverso la nostra fronte come fiammella che assicura alla nostra lampada di creta – la nostra vita nel tempo e nello spazio – di non essere morta ma fiammeggiante. A noi ora il compito di mantenere la lampada della nostra vita pulita e funzionante come pure provvista – <in piccoli vasi> (Mt 25, 4) – di olio sufficiente per perseverare e attendere per tutto il tempo necessario.





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