Fuori

III settimana T.O.

Il brevissimo testo del vangelo di oggi ci mette di fronte ad un grande dramma: il rischio di capovolgere le parti nel rapporto di discepolanza. Infatti, vediamo come, davanti al ministero del Signore Gesù che si fa tutto a tutti, <giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare… > (Mc 3, 31). In questa breve, ma intensa nota di Marco, è racchiuso tutto il mistero di un possibile – sempre possibile – fraintendimento che falsa il rapporto che ognuno di noi è chiamato a tessere con il Signore Gesù. È lui che ci chiama e ci indica il cammino per uscire sempre più profondamente da noi stessi per incontrare non solo Lui ma, attraverso di lui, per entrare nel cerchio di coloro che ascoltano la sua parola e si fanno risanare dalla sua presenza. La sottile tentazione del rimanere <fuori> (3, 32) non può che tenerci fuori dallo sguardo e dalla relazione con lo stesso Signore e Maestro della nostra vita.

Questo perché, procedere così, significa vivere in una logica inversa a quella assunta dal Verbo nel suo farsi uno di noi, logica che viene tratteggiata in modo così concreto nella Lettera agli Ebrei, da essere quasi corporea, tangibile, concreta. Il Cristo usa le parole del salmo per parlare di se stesso: <Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi ha preparato> (Eb 10, 5). Con questa immagine di un <corpo> assunto si vuole indicare la profondità e la durevolezza del coinvolgimento di Dio – in Cristo Gesù – nella nostra storia. Da parte nostra siamo chiamati ad entrare nella stessa logica dicendo a nostra volta e con Lui: <Ecco, io vengo a fare la tua volontà> (Eb 10, 9). A questa parola della Lettera agli Ebrei fa eco la stessa parola del Signore Gesù che rimette la madre e i fratelli nella giusta direzione di relazione: <Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre> (Mc 3, 35).

Solo così possiamo comprendere che compiere la volontà di Dio è accettare e desiderare di essere <fratello, sorella e madre> di ogni uomo e di ogni donna che fa parte di quel <corpo> (Eb 10, 5) che il Verbo ha assunto e di cui ognuno di noi è membro. La nostra tentazione di tenerci <fuori> fino a cercare di tirare <fuori> lo stesso Signore non farebbe che metterci fuori dal mistero della volontà di Dio che è quella di fare di tutti una cosa sola. C’è una verità che non dobbiamo mai dimenticare né tantomeno sottovalutare: <Non è possibile far conoscere Gesù se non dal di dentro, e non si può conoscere veramente una persona se non la si ama. Chi vive in intimità con il Cristo sa parlare bene di lui>.1 Non solo sa parlare bene di lui, ma è abitato da un desiderio ardente di farsi in tutto simile a lui. In caso contrario quello che si potrà sperimentare e quello che ci si illuderà di dover annunciare non sarà che una pallida, talora persino fuorviante, <ombra dei beni futuri e non la realtà stessa delle cose> (Eb 10, 1).


1. G. CHEVROT, La victoire de Paque, Bonne Presse, Paris 1951, p. 265.


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