Variabili
XVI Settimana T.O. –
Dopo aver chiarito come e in quale misura l’intelligenza dei <misteri> proceda per gradi e non per spinte, il Signore non esita a far entrare i suoi discepoli nella più profonda comprensione possibile della <parabola del seminatore> (Mt 13, 18). Il cuore di questa parabola sembra essere, infine, non solo ciò che fa il seminatore ma pure e in modo inestricabile ciò che avviene profondamente in colui che <ascolta la parola del regno> (13, 19). Nella sua spiegazione il Signore rivela ai suoi discepoli come il destino di ciò che viene <seminato nel cuore> e nella vita di ogni uomo da parte del Signore, attraverso il dono della sua parola, è legato alla corrispondenza di ciascuno. E, in questo caso, non si tratta semplicemente di volontà ma soprattutto dello stato e del sostrato più profondo in cui si trova il cuore di coloro a cui la parola viene comunque donata e con abbondanza. Il Signore si lancia nella spiegazione di quei differenti tipi di terreno che aveva descritto raccontando la parabola e, in certo modo, si attiene ad una semplice descrizione che non incolpa nessuno ma che, comunque, prende atto del diverso grado di corrispondenza di ognuno.
Mentre il Signore Gesù parla e spiega, è come se si realizzasse sotto i nostri occhi e nei nostri orecchi la parola, la promessa, la speranza del profeta Geremia: <Vi darò pastori secondo il mio cuore, i quali vi guideranno con scienza e intelligenza> (Gr 3, 15). Veramente il Signore Gesù si comporta come pastore amorevole e, al contempo, rigoroso perché ci svela fino in fondo come i doni di Dio, per quanto grandi e irrevocabili, debbano fare i conti con il nostro <cuore malvagio> (3, 17). Eppure, non c’è nella sua parola nessuna acredine o disapprovazione, ma semplicemente una presa d’atto che ci lascia, in certo modo, la parola/risposta e la possibilità di reagire dopo aver compreso meglio. Si tratta di dare un’occhiata al <cuore> (Mt 13, 19) per vedere come accoglie o non accoglie o potrebbe accogliere meglio la parola del Signore per produrre <ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta> (13, 23): senza pigrizia, ma pure senza allarmismi.
Persino parlando della sorte del seme caduto e accolto nella <terra buona> di <colui che ascolta la parola e la comprende>, ci sono sempre delle variabili possibili di cui bisogna saper tenere conto accettando anche, talora, di non capire fino in fondo. Nella spiegazione si passa da <chi non la comprende> (13, 19) a colui che <la comprende> (13, 23) passando per chi <non ha radice in sé ed è incostante> (13, 21) e a coloro che sono come dominati dalla <preoccupazione> (13, 21) le cui spire <soffocano la parola ed essa non dà frutto>. Infine, quando dà frutto non sempre lo dà in egual misura…! Si tratta di entrare in questo misterioso gioco di corrispondenza tra ciò che siamo e ciò che ci viene donato e questo non è possibile senza sottrarsi gradualmente alla <caparbietà> (Gr 3, 17) con cui troppo spesso vorremmo catalogare noi stessi. Di fatto la cosa più sicura e più rassicurante è che <il seminatore> sta ancora seminando e non smetterà di farlo poiché Lui – solo Lui e nessun altro – è il nostro <padrone> (3, 14).





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