Il tuo nome è Realizzato, alleluia!
IV settimana T.P. –
La parola di Paolo rivolta a quanti lo ascoltano nella sinagoga di Antiochia si fa non solo riassunto storico-salvifico dell’esperienza pasquale del Signore Gesù, ma si fa pure speranza di poter ritrovare in Lui, con Lui e per Lui, la strada per viverne a nostra volta: <E noi vi annunciamo che la promessa fatta ai padri si è realizzata, perché Dio l’ha compiuta per noi, loro figli, risuscitando Gesù> (At 13, 32-33). Come già Pietro al mattino di Pentecoste, così Paolo che fa strada, attraverso un ininterrotto pellegrinaggio, all’annuncio del Vangelo prima di dire “che cosa” si debba fare e “come” lo si debba fare, insistono sul “perché”. L’annuncio che rende possibile la conversione di vita e l’adesione libera, consapevole e appassionata al Vangelo è legata ad una fondamentale esperienza di sollievo: Dio ha fatto qualcosa per noi prima ancora che noi potessimo chiedergli qualcosa e quello che ha fatto è il massimo che si possa pensare, desiderare, immaginare, il dono del suo Figlio da cui e in cui impariamo ad essere a nostra volta dei veri e liberissimi figli.
L’espressione che conclude la parola odierna della predicazione paolina è una citazione delle Scritture: <Mio figlio sei tu, io oggi ti ho generato> (13, 33). Questo testo eminentemente messianico viene realizzato in Cristo morto e risorto e, continuamente, si realizza in ciascuno di noi nella misura in cui accettiamo di lasciarci coinvolgere nel suo dinamismo pasquale. Davanti all’inevitabile timore che attanaglia il nostro cuore, davanti ad un a simile avventura, il Signore non solo ci sostiene, ma ci conforta amorevolmente pur senza lasciarci cadere nella trappola della resa alle nostre paure: <Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me> (Gv 14, 1). Il Signore ci chiede un atto di fiducia e noi come Tommaso non possiamo che confessare il nostro disorientamento: <Signore, non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?> (14, 5). Tommaso è sempre il discepolo che interroga e che si fa portavoce di quegl’interrogativi che sorgono spontaneamente dal profondo del nostro cuore.
Il discepolo, al pari di ciascuno di noi, si aspetterebbe dal suo maestro una serie di indicazioni, e non si può che rimanere turbati davanti al fatto che Gesù non dà indicazione né teoriche né pratiche, ma si fa egli stesso indicazione, si fa cammino verso il Padre, si fa strada verso la realizzazione di ciò che siamo chiamati ad essere in pienezza: <Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me> (14, 6). Il Signore Gesù è la via sui cui cammini possiamo mettere in pratica la volontà del Padre, non come adesione ad un pacchetto di doveri o di certezze, bensì come viaggio di scoperta continua; Gesù è la verità in quanto ci rivela il volto di un Dio che non smette di coinvolgersi con la vita dei suoi figli come a ha fatto nella vita del suo Figlio; il Cristo è la vita, che riaccolta ogni mattina come dono, è consegnata alla nostra responsabilità perché cresca dentro di noi e ci renda vivi e viventi. Un grandissimo predicato come Bossuet così commenta: <Io sono la via, la verità e la vita: poiché è con me che bisogna stare e sono io la via attraverso cui bisogna camminare. Entriamo in questa via e troveremo la verità e la vita>1. Il <luogo> (14, 4) non è altro che il Padre, verso il cui seno di infinita misericordia, Gesù ci trascina dolcemente dando così il segno del grande ritorno, che nella sua Pasqua è già realizzato come promessa.
1. J. B. BOSSUET, Meditazioni sul Vangelo, La cena, I, LXXXII.



