Porte e vie
XII Settimana T.O. –
In realtà una porta ci viene aperta ed è quella del Regno di Dio, e il Signore – oltre ad aprirci la porta, o meglio le porte – ci ricorda che esse conducono al mistero di una vita piena. Segno di questa vita piena è il fatto che essa è profondamente condivisa. Il fatto che la porta possa rivelarsi stretta è segno di quanto la nostra umanità rischia di essere incurvata e ripiegata su se stessa tanto da fare molta fatica nell’aprirsi a Dio e ai fratelli. Proprio per questo il Signore ci rammenta la regola d’oro che è quella, appunto, di non mettersi mai al centro dell’attenzione di se stessi. La facilità della via del Vangelo non è la faciloneria, ma il coinvolgimento appassionato nella storia dei nostri fratelli che fa di ogni esistenza una storia sacra. Il Signore non forza la porta del nostro cuore e non ci costringe a nessun cammino, ma cerca in tutti i modi di motivarci alla libertà che ci mette in grado di fare le nostre scelte in modo saggio in cui carità e realismo si congiungono in modo inequivocabile e imprescindibile: <Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi> (Mt 7, 11).
Il gesto del re Ezechia che, con la lettera di Sennàcherib in mano, <salì al tempio del Signore, l’aprì davanti al Signore e pregò davanti al Signore> (2Re 19, 14-15) è una splendida icona di uomo e di credente che sa molto bene dov’è e chi è il tesoro del suo cuore. Invece di lamentarsi e di cercare conforto in altri e senza per nulla arrabbiarsi, il re Ezechia va alla fonte, si reca dal suo Dio per ritrovare nella preghiera la possibilità di comprendere e di agire rivolgendosi all’Altissimo con umiltà e chiarezza: <Ma ora, Signore, nostro Dio, salvaci dalla sua mano, perché sappiano tutti i regni della terra che tu solo, Signore, sei Dio> (19, 19). Ezechia sa passare per la <porta stretta> (Mt 7, 13) della preghiera pura che si fa umile invocazione creando nel cuore del credente una diponibilità ad accogliere e attraversare la prova come occasione di purificazione. Perché <larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione> attraverso il cedimento alla superficialità e all’apparenza.
Infatti, la porta stretta bisogna non solo attraversarla, ma prima ancora bisogna trovarla proprio come una perla preziosa che va cercata prima di essere trovata. Per aiutarci in questo non facile discernimento, il Signore Gesù ci offre un criterio: <Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti> (7, 12). La porta e la via attraverso cui siamo continuamente chiamati a passare e a ripassare è la strettoia della disponibilità a usare il coltello sempre contro se stessi e mai contro gli altri secondo una bellissima nota di eleganza che si ritrova tra le tribù nomadi della Mongolia. Ciò che già ci è stato insegnato dalla Legge e dai Profeti diventa, nella vita del discepolo del Signore Gesù, incandescente esigenza di mettere sempre il bisogno e il desiderio del fratello al primo posto trasformando così l’imposizione della Legge in una naturale e spontanea esigenza dell’amore.




