Coraggio

San Barnaba

Questa memoria tende più alla festa, visto che siamo obbligati a leggere delle letture proprie per ricordare Barnaba. A questo discepolo del Signore la Chiesa da sempre ha sentito il bisogno quasi il dovere, pur non essendo annoverato nel numero dei Dodici di riconoscerlo e ricordarlo come apostolo. La sua vicenda all’interno della chiesa nascente è, in certo modo, legata alla “redenzione” di Saulo al cospetto dei fratelli ancora timorosi e forse poco convinti della sua conversione a quel Cristo che aveva così fieramente perseguitato. La Colletta ci aiuta a cogliere un tratto assai significato di quest’<uomo virtuoso> quando ci fa pregare con queste parole e con questi sentimenti: <fa’ che sia sempre annunziato fedelmente, con le parole e con le opere, il Vangelo di Cristo, che egli testimoniò con coraggio apostolico>. Ma come si concretizza questo <coraggio> nella vita di Barnaba, potremmo chiederci? Nella prima lettura ci viene mostrato il coraggio apostolico di Barnaba che in tutto conforme al cuore del bel pastore (Gv 10; Lc 15) <partì alla volt di Tarso per cercare Saulo e trovatolo lo condusse ad Antiochia> (At 11, 25). Barnaba – in tutto fedele suo nome che significa figlio dell’esortazione – si dimostra sempre capace di consolazione che si fonda su un atteggiamento di fiducia a tutto campo dando sempre più spazio alla luce piuttosto che accondiscendere a dare spazio ai lati più oscuri. Per questo non si lascia irretire dalle paure degli altri discepoli ma, con coraggio, sa affrontare il difficile Saulo e lo sa inserire dolcemente ma risolutamente all’interno della comunità. Il coraggio di quest’uomo che si mette alla ricerca di un fratello per renderlo più fratello si fonda sul coraggio richiesto dal Maestro ai suoi discepoli: <Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture…> (Mt 10, 9). La vulnerabilità è la forma propria della povertà apostolica e della apostolica povertà – e proprio di Barnaba ci viene testimoniato che fu il primo a vendere il suo campo (At 4, 36-37). Questo discepolo dimostra così di sperare il <nutrimento> (Mt 10, 10) dalla mano di coloro a cui è inviato per aprire il cuore all’accoglienza della propria indigenza che apre il cuore alla ricezione del vangelo. Infatti, la libertà di ricevere fonda la capacità di dare in libertà senza creare dipendenze: <ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani> (11, 26). E i primi a farlo furono forse proprio <Barnaba e Saulo> (13, 2) da cui si saprà infine separare per salvare la comunione e non impedire in alcuno modo la corsa del vangelo (15, 39). Da Barnaba la Chiesa e ogni discepolo sono chiamati ad apprendere il coraggio di farsi avanti unitamente al coraggio – talora persino più costoso e difficile – di accettare di fare un passo indietro perché nulla impedisca al Vangelo di essere predicato e di essere accolto. Per vivere questo coraggio è necessario non solo saper vendere il campo che si possiede ma, soprattutto, accettare di cedere il passo ad altri senza vergogna e con libertà.

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