Spiegaci

XVII Settimana T.O.

Il Signore Gesù non si fa pregare e risponde esaurientemente alla richiesta dei suoi discepoli che gli chiedono: <Spiegaci la parabola della zizzania nel campo> (Mt 13, 36). Si potrebbe rileggere la prima lettura, in cui il profeta Geremia contempla la <ferita mortale> (Ger 14, 17) che ha colpito il popolo, proprio come una sorta di spiegazione del reale che, non raramente, non può che indurre a versare <lacrime notte e giorno>. Nonostante il mistero della <zizzania nel campo> (Mt 13, 36) che produce tante <vittime> (Ger 14, 18), il mistero è più grande e non bisogna mai cedere alla tentazione di dimenticare che <colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo> (Mt 13, 37). Nonostante tutta la <nostra iniquità> (Ger 13, 20) siamo chiamati a non perdere la memoria che se il <campo è il mondo> (Mt 13, 38) in questo campo non c’è solo il male ma anche – e soprattutto – <il seme buono che sono i figli del regno>. Per molti aspetti il destino del mondo è affidato alle nostre mani, al nostro cuore, alla qualità del seme di umanità che siamo e che accettiamo – giorno dopo giorno – di diventare.

Una domanda potremmo lasciare emergere dal nostro cuore: come diventare sempre di più, ogni giorno di più, questo <seme buono> serenamente seminato nel <campo del mondo>? Infatti, il Signore ci promette che <alla fine del mondo> – ossia in ogni momento in cui si accetta di entrare nel discernimento – <il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente> (13, 41). Un modo “parabolico” per dire che il male non ha futuro e che il futuro appartiene solo al bene. Un modo sottile per rianimare la nostra speranza e soprattutto per ravvivare la nostra fiducia secondo la conclusione così inattesa della prima lettura: <In te noi speriamo> (Ger 14, 22). Non dimentichiamo che la parabola della <zizzania nel campo> è proprio una parabola sulla fiducia! Il <padrone> infatti non si lascia prendere dalla paura e dalla precipitazione ma sa, a differenza dei servi, contare sul tempo lasciando tutto il tempo perché ogni cosa si manifesti nella sua interezza e possa essere giudicata senza ombra di dubbio.

Il fatto che il Signore Gesù spieghi la parabola facendo riferimento alla <fine> (Mt 13, 40) è molto significativo: le cose, gli avvenimenti, le persone, le situazioni… vanno giudicati a partire da quello che sono e sempre saranno alla luce di Dio. Ma perché questo possa essere possibile è necessario crescere nella conoscenza e nell’amore di un Dio la cui presenza e la cui misericordia sono invincibili. A questo Dio che continua a seminare il <buon seme> possiamo sempre aprire il nostro cuore e invocare dal profondo di ogni <calamità> (Ger 14, 17): <per il tuo nome non respingerci… Ricordati! Non rompere la tua alleanza con noi> (14, 21-22). Cominciamo con l’essere fedeli all’alleanza che il Signore vuole ogni giorno intessere con noi e accogliamo anche oggi – dentro il più profondo di noi stessi – il <buon seme> della sua presenza dando a Dio una speranza, dandogli una possibilità.

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