Granellino
XVII Settimana T.O. –
Con parole ed esempi tratti dalla nostra vita quotidiana, il Signore Gesù ci svela il lato essenziale della realtà, il mistero viene rivelato parlando delle <cose nascoste fin dalla fondazione del mondo> (Mt 13, 35), ma queste sono semplicemente le cose quotidiane della nostra vita. Con questo riferimento alle <cose nascoste> il Signore Gesù non pensa a nulla di esoterico la cui conoscenza e comprensione sarebbe riservata ad una sorta di aristocrazia spirituale, bensì pensa a ciò che è nascosto nel profondo di quelle realtà quotidiane e così consuete da essere banalizzate dalla nostra mancanza di attenzione e di riflessione. Matteo fa notare che il Signore alle folle <non parlava se non con parabole> (13, 34). Questa modalità riguarda anche noi: il Signore ci parla sempre attraverso le parabole dei gesti quotidiani come quello di allacciare ai fianchi una <cintura> (Gr 13, 1) che, da gesto meccanico e di riconosciuta banalità, può diventare un segno sacramentale dell’aderire intimamente e pienamente della nostra vita a quella di Dio che ama aderire a noi e mai vorrebbe spogliarci della sua presenza svergognandoci con la sua assenza.
Il Cardinal Newman commenta la parabola evangelica così: <Cristo è questo granellino di senape che deve crescere e coprire tutta la terra. Cristo è questo lievito che segretamente va per la sua strada attraverso la massa degli uomini, dei loro sistemi di pensiero e delle loro istituzioni finché tutto sia lievitato>1. Se Cristo è il granellino e quel po’ di lievito che dà speranza alla pasta della nostra umanità, allora se lo lasciamo vivere e agire in noi la nostra vita sarà in grado di diventare una parabola vivente da cui i nostri fratelli e sorelle in umanità potranno trarre la lezione della speranza e potranno ritrovare il coraggio di quella fedeltà smarrita e di cui il Signore Dio si dimostra così nostalgico: <come questa cintura aderisce ai fianchi di un uomo, così io volli che aderisse a me tutta la casa di Israele e tutta la casa di Giuda perché fossero mio popolo, mia fama, mia lode e mia gloria> e, per mezzo del profeta, così il testo si conclude <ma non mi ascoltarono> (Gr 13, 11).
Accogliendo questo testo possiamo dire che il granellino e il poco lievito cui il Signore fa riferimento e che sono da lui riconosciuti come il fondamento di un <albero> (Mt 13, 32) ombroso e gioioso come pure di un pane fragrante e gustoso, possiamo dire che è l’ascolto a porre nel segreto e nella quotidianità della nostra esistenza il seme e la speranza del Regno: Dio ha deciso di abitare nelle nostre oscurità come il lievito nella pasta, lui il Luminoso, si sente proprio a suo agio nell’oscurità della nostra fede. Ora tocca a noi di metterci a nostro agio nella grandezza che abita le piccole cose di ogni giorno diventando capaci di indovinarne e gustare il mistero nascosto, ma reale.
1. J. H. NEWMAN, PPS vol. 6, n° 20.






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