Come capita

XVII Settimana T.O.

Nelle due letture della liturgia che accompagnano il cammino di questa giornata, il Signore ci mette di fronte – con una certa serenità – alla possibilità che ci può essere anche nella nostra vita l’esperienza di un possibile fallimento. Geremia deve rendersi conto, vedendo lavorare il vasaio, che <se si guastava il vaso che egli stava modellando, come capita con la creta in mano al vasaio egli rifaceva con essa un altro vaso> (Gr 18, 4). Il Signore Gesù concludendo le sue parabole sul Regno dei cieli non ha paura a dire come persino il mondo di Dio sia simile <ad una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci> (Mt 13, 47). Sembra che il Signore ci inviti ad avere il coraggio della verità per accogliere nella verità la vita e quindi renderla adatta al Regno di Dio che viene e che, continuamente, cerca di irrompere con la sua carica di novità e di speranza nella nostra esistenza. Ma questa irruzione sembra essere come legata profondamente alla nostra capacità di essere continuamente e sempre di più <come l’argilla è nelle mani del vasaio> (Gr 18, 6): la grande responsabilità di lasciarsi fare che comincia sempre col lasciarsi andare!

Per bocca del profeta il Signore afferma solennemente: <voi siete nelle mie mani> (18, 6). Questo “luogo” è l’unico ambito della nostra sicurezza! Persino nel caso estremo in cui queste mani – attraverso quelle degli <angeli> (Mt 13, 49) ci gettassero – non sia mai – <nella fornace ardente> (13, 50) sarebbero e rimarrebbero comunque il posto più adeguato per il nostro cuore e la nostra vita poiché nulla impedirebbe al Signore di trarre persino da <pesci cattivi> (13, 49) qualcosa di misteriosamente buono. Sentirci e amare di stare nelle <mani del vasaio> (Gr 18, 6) sposta completamente l’orizzonte della nostra attenzione e della nostra preoccupazione: il problema non è la qualità della creta che siamo ma l’arte del vasaio che è capace – per amore della verità e della bellezza – anche di accettare di ricominciare tutto daccapo se, mentre sta modellando, qualcosa non va per il verso giusto.

Non è facile accettare di essere re-impastati e magari usati come materia base per una forma di vaso diversa da quella con cui ci eravamo identificati, ma qui sta la differenza di <ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche> (Mt 13, 52). Anche a noi viene posta la domanda: <Avete capito queste cose?>. L’unica risposta valida è dire: “Sì, eccomi”, <nelle tue mani affido il mio spirito> (Lc 23, 46). Ogni mattina mentre riaccogliamo dalla mano di Dio il dono della vita siamo misteriosamente invitati a lasciarci di nuovo impastare dalle due mani del Padre – come diceva Ireneo – che sono lo Spirito e il Figlio: forma e contenuto della nostra pienezza. Si tratta di imparare ogni giorno l’arte del vasaio che è l’arte della fiducia.

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