Compassione
XVIII Settimana T.O. –
La parola e i gesti della <compassione> (Mt 14, 14) che hanno come dominato il racconto evangelico di ieri, possiamo oggi vederli come ancora più radicati nel gesto e nelle parole con cui il Signore Gesù si fa vicino ai suoi discepoli <sul finire della notte> (14, 25). Tra i due racconti, l’evangelista pone una sorta di intermezzo di solitudine vissuta dal Signore Gesù che si ritira <sul monte, in disparte, a pregare> (14, 23). La preghiera di Gesù è solitaria, ma non è affatto isolata; la preghiera del Signore è intima, ma non è intimistica. Sembra proprio che, nel mistero della sua relazione col Padre, il Signore Gesù continui a farsi compagno dei nostri cammini. Nel cuore di Cristo ardeva ancora il fuoco della compassione che lo aveva spinto a moltiplicare il pane per la folla così bisognosa di essere soccorsa e compresa nel suo bisogno, e già risplende quella lampada di presenza amorevole che sta per portare ai suoi discepoli smarriti nella notte <agitata dalle onde> (14, 24).
I due “racconti di compassione” intervallati da un momento di profonda meditazione ci rivelano come e quanto il Signore Gesù sia capace di farsi carico di tutti i nostri differenti bisogni: la folla ha bisogno di nutrimento, i discepoli hanno estremo bisogno di incoraggiamenti; la folla è affamata, i discepoli sono angosciati e impauriti; la differenza dei bisogni cambia il modo, ma non la sostanza del farsi presente del Signore che, nemmeno l’estasi della preghiera più pura, tiene lontano da noi. Le parole che il Signore Dio rivolge al suo popolo per mezzo del profeta Geremia potrebbero essere poste sulle labbra di Gesù che, dalla solitudine serena del monte, scende verso il <mare> (14, 25) delle nostre paure e delle nostre angosce: <La tua ferita è incurabile, la tua piaga è molto grave> (Gr 30, 12). La ferita e la piaga che il Signore cerca di guarire nella nostra vita è quella che si mostra in tutta la sua gravità nel desiderio, prima, e nella reazione impaurita, dopo, di Simon Pietro vacillante sulle acque: <Uomo di poca fede, perché hai dubitato?> (Mt 14, 31).
Esperto pescatore, Simon Pietro sa prendere il rischio della navigazione, ma si trova davanti al suo Signore che cammina sulle acque con una serenità che rappresenta una vera e propria sfida, una vera chiamata. Il desiderio di imitare è forte, ma la paura di affondare senza più poter confidare sulla propria barca, con i suoi poveri eppure utili strumenti, sembra essere più grande. Non si tratta di voler camminare sulle acque come Gesù, ma come la folla ciò che ci salva è <toccare almeno il lembo del suo mantello> (14, 36): La nostra è legata al fatto di poterci e volerci attaccare, come farebbe del tutto naturalmente un bambino alla gonna di sua madre, alla mano del Signore. La sua stretta ci permette di sentirci al riparo dalla nostra angoscia, non perché si smetta di aver paura, ma perché si crea uno spazio alla fiducia.





Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!