Per tutti!
XVIII Settimana T.O. –
C’è una dichiarazione solenne con cui si apre il testo tratto dal profeta Geremia e che sembra lavorare segretamente anche il cuore del Signore Gesù: <Io sarò Dio per tutte le famiglie di Israele ed esse saranno il mio popolo> (Ger 31, 1). In un contesto in cui il popolo dell’Alleanza è attraversato dal dramma della divisione e contrapposizione interna tra le tribù che lo compongono, la speranza del profeta – che si fa interprete del desiderio di Dio stesso – non può che andare nella linea dell’integrazione più ampia possibile. Lo stesso movimento possiamo contemplarlo nel brano del vangelo in cui il Signore Gesù ci viene presentato non solo in viaggio ma – diremmo nel nostro linguaggio – all’estero. Si trova infatti <verso la zona di Tiro e Sidone> (Mt 15, 21) nella parte in cui vivono i pagani e dove una <donna Cananea> (15, 22) non esita farsi incontro al Signore per chiedere di intervenire a favore di sua figlia <molto tormentata da un demonio>. Il seguito del testo è uno dei passaggi più difficili da spiegare e da accogliere di tutto il vangelo: <Ma egli non le rivolse neppure una parola> (15, 23).
Questa nota così dura fa da inclusione ad una delle parole più belle e dolci uscite dalla bocca del Signore e che si trova proprio alla fine di questo testo: <Donna, davvero grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri> (15, 28). Tra queste due parole – una così amara e una così dolce – si svolge il dramma del dialogo tra Gesù e questa donna che è come la risposta all’intercessione – ambigua – ma comunque presente dei discepoli: <Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!> (15, 23). Non sappiamo se e fino a che punto i discepoli hanno compassione di questa donna oppure semplicemente vogliono liberarsene… in ogni modo questa donna permette ai discepoli di entrare più profondamente nella logica della moltiplicazione del pane dell’amore e del superamento della paura che hanno appena sperimentato sul monte e in mezzo al mare. Veramente non solo c’è cibo per tutti, ma persino le <briciole> (15, 27) del pane della compassione possono servire a guarire e incoraggiare e rafforzare la vita ben oltre il numero dei <cinquemila> (14, 21). Veramente c’è salvezza per tutti coloro che arrischiano di <gridare> (15, 22) verso il Signore chiedendo pietà e non solo per Pietro vacillante sulle acque turbate del mare. In questo senso – in pieno territorio dei pagani – si compie una delle parole più belle delle Scritture Ebraiche: <Ti ho amato di amore eterno, per questo continuo ad esserti fedele> (Ger 31, 3).
Questa parola che il profeta non rivolge solo a Giuda ma a tutto Israele, nel Signore Gesù diventa ancora più inclusiva e veramente universale. Eppure, nella sua infinita dolcezza e attenta pedagogia è come se il Signore Gesù desse il tempo ai discepoli non solo di abituarsi gradualmente a questa logica del <nuovo> (31, 4) ma a farsene promotori e interpreti. Non è forse quello che il Signore si aspetta pure da noi – da ciascuno di noi – perché il suo Corpo che è la Chiesa possa essere sempre di più, sempre meglio e sempre più credibilmente sacramento di salvezza per l’umanità intera – non solo a livello geografico – ma pure a livello esistenziale.






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