Capire

XIX Settimana T.O.

La conclusione del Signore Gesù nel vangelo di oggi dovrebbe portarci molto lontano e soprattutto in profondità riguardo al mistero dell’alleanza e della fedeltà tra persone: <Chi può capire, capisca> (Mt 19, 12). Risulta assai strano che proprio cominciando a parlare del mistero dell’unione di un uomo e di una donna e della possibilità per <un uomo di ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo> (19, 3), si arrivi infine a parlare di coloro che sono <eunuchi> (19, 12). La domanda dei farisei sulla possibilità di <ripudiare> si trasforma sulla bocca dei discepoli in una sorta di amara constatazione <non conviene sposarsi> (19, 10). Ed ecco che, in un modo ellittico, siamo come condotti al cuore e al centro del problema: non conviene sposarsi e se ci si sposa per “convenienza” prima o poi questa convenienza rischia di trasformarsi in svantaggio e in impedimento… in peso! E allora?! Allora è necessario tutto un cammino di consapevolezza, di autocoscienza, di verifica della propria capacità di amare non per semplice convenienza ma per fedeltà alla propria umanità e alla verità del proprio cuore: l’intimità può essere frutto solo di un’intimità spirituale ben più profonda dell’intimità coniugale. Si tratta di entrare nella logica che viene presentata dal profeta Ezechiele nella prima lettura: non c’era nessuna convenienza per il Signore nei confronti di Gerusalemme, ma una necessità di fedeltà alla propria fedeltà al mistero del suo essere amore: <Passai vicino a te e ti vidi; ecco, la tua età era l’età dell’amore; io stesi il lembo del mio mantello su di te e coprii la tua nudità. Ti feci un giuramento e strinsi alleanza con te – oracolo del Signore Dio, e divenisti mia> (Ez 16, 8).

In questa parabola dell’amore di Dio per Israele ci viene rivelato il mistero di ogni amore che sia degno di questo nome. Non si tratta di convenire ma di avere <occhio> (16, 5) per l’altro nella sua realtà <nuda e scoperta> (16, 7). Si tratta di sentire il desiderio di diventare il suo mantello, la sua protezione, il suo rifugio in modo unilaterale. I farisei pensano al matrimonio come ad un contratto di convenienza e i discepoli si schermiscono dal matrimonio perché rischia di essere un affare sconveniente, un investimento in perdita. Il Signore nella prima e nella seconda delle letture di oggi ci chiede di chiederci che cosa è per noi l’amore e, soprattutto, se siamo abili o inabili ad amare secondo il disegno del <Creatore da principio> (Mt 19, 4). Se continuiamo a pensare e a vivere secondo la logica egoistica della convenienza veramente non solo <non conviene sposarsi> ma neanche ci si dovrebbe sposare per non creare sofferenze che possono ferire in modo inguaribile.

Se accettiamo di entrare in una logica di conversione all’amore – che coincide con tutta la vita – allora il matrimonio può essere una grande palestra di vita che prepara i fulgori dell’eternità. Paradossalmente non c’è niente di meno naturale che <sposarsi> (19, 10) nel Signore. Ciò, infatti, non significa semplicemente celebrare le nozze in chiesa ma ben altro… ben di più. Ed è proprio vero quello che il Signore – il quale non si sposò – ci rammenta: <Non tutti possono capirlo>. Lo sposarsi nel Signore, infatti, esige un <perdonato> (Ez 16, 63) che supera ogni naturale inclinazione e qualsivoglia sociale convenzione. Rinunziare poi al matrimonio per il regno dei cieli (Mt 19, 12), secondo la scelta pratica adottata dallo stesso Rabbì Gesù di Nazaret, esigerebbe un grado di consapevolezza la cui rarità e complessità stentiamo perfino ad immaginare per paura di smascherare la folla di <farisei> (19, 3) che abita il nostro cuore spesso malato non <d’amore> (Ct 2, 5) ma di egoismo. Su questo argomento c’è ben poco da ribadire perché il più è ancora tutto da <capire> (Mt 19, 12).

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *