Movimento
XIX Domenica del T.O. –
Le letture di questa domenica ci fanno venire un po’ il mal di mare o, per altri, il mal di montagna…o il mal d’aereo… sì, perché tutto è in movimento, tutti sono in movimento. Le persone e persino gli elementi naturali si muovono come all’inizio della creazione e come ad ogni re-inizio di creazione non basta semplicemente muoversi caoticamente – come il mare in tempesta – o maldestramente – come Pietro che cerca di raggiungere il Signore Gesù che gli viene incontro camminando sul mare agitato. È necessario muoversi senza agitarsi ritrovando continuamente un ordine che esige sempre una scelta di orientamento. La folla viene rimandata dopo la moltiplicazione del pane al proprio cammino e, saziata, è chiamata ad affrontare la vita con un nuovo vigore e una nuova responsabilità. Il Signore Gesù, anche lui, si muove per ritrovare la propria calma: <salì sul monte, in disparte, a pregare> e <venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo> (Mt 14, 23). I discepoli si trovano al largo in mezzo alle <onde> (14, 24) abbastanza sballottati tanto da diventare ancora più impressionabili.
Così pure il profeta Elia, dopo la grande performance sul monte Carmelo, deve rimettersi in marcia per approfondire ulteriormente il proprio rapporto con Dio e purificare la sua immagine di Dio a cui conformare la sua stessa immagine di testimone e di profeta. Così giunto al monte di Dio deve, non certo senza fatica, fare il grande passo di accettare di entrare nel mondo di Dio dopo aver chiesto a Dio di entrare nel suo mondo: <Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera> (1Re 19, 12). L’apostolo Paolo si lascia andare ad una sorta di sfogo e ci manifesta i suoi sentimenti più combattuti e non ancora risolti della relazione tra la tradizione di Israele e la rivelazione in Gesù Cristo del compimento delle promesse fatte ai Padri: <ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua> (Rm 9, 1). Quella appunto di dover affrontare quotidianamente il movimento interiore della comprensione e della relazione.
Mentre tutto si muove in lungo e in largo e, soprattutto, in profondità: <Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare> (Mt 14, 25). Origene chiarisce che si tratta della quarta veglia quando ormai la notte sta per finire e la luce del giorno ancora non è sorta. Quella è l’ora più magica, quella dei sogni più vividi, quella dell’incertezza tra luce e tenebra, quella della lotta della volontà di destarsi o continuare a dormire, quella in cui bisogna decidere di affrontare un nuovo giorno qualunque sia stato il riposo della notte appena trascorsa più o meno serenamente o più o meno agitatamente. Là e allora il Signore ci viene incontro e chiede di essere riconosciuto quando la volontà è più debole e i sentimenti – soprattutto le paure – sono più vividi e invadenti. Al cuore di tutto questo movimento che facilmente scade in agitazione risuona la parola del Signore: <Coraggio, sono io, non abbiate paura!> (14, 27). Davanti a questa parola non possiamo che reagire come Elia che <Come l’udì si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna> (1Re 19, 13). Bisogna ancora fermarsi per riprendere ancora, e in modo diverso, il cammino. Se, come spesso avviene, siamo combattuti tra il desiderio di muoverci e quello di lasciarci immobilizzare dalla paura risuona l’invito: <Vieni!> (Mt 14, 28).






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